Chi non ha mai sognato di essere un calciatore di serie A? Chi, romano de Roma, non ha mai desiderato di poter varcare lo stadio Olimpico da giocatore? Attraversare quei luoghi, gli stessi luoghi che sono stati calcati da Roberto Pruzzo, Paulo Roberto Falcao, da Agostino Di Bartolomei (noi romanisti non ti abbiamo mai dimenticato), dal principe Giuseppe Giannini, da Batistuta e dal Capitano Francesco Totti, l’uomo che più di ogni altro ha eletto a sua seconda casa questo luogo magico, dove sono state scritte pagine indimenticabili della storia romanista.

Questo sogno lo abbiamo potuto vivere per una serata grazie a Qatar Airways. Ci siamo immedesimati e abbiamo percepito, visto e vissuto quello che ogni giocatore della AS Roma prova ogni volta che varca la soglia dello Stadio.

L’arrivo in un Olimpico insolitamente silenzioso, le cui gradinate ancora vuote riecheggeranno presto dei cori del pubblico. Il percorso che conduce agli spogliatoi per indossare la maglia giallorossa, l’incontro con i compagni e le ultime raccomandazioni dell’allenatore. La discesa in campo, non prima aver invocato un mantra che carica e dà coraggio: “Noi siamo Roma!”.

Campo Stadio Olimpico

Le gradinate dell’Olimpico finalmente gremite, il freddo pungente che non senti nemmeno, tanto è il calore del pubblico e la concentrazione. E poi quell’immenso prato verde, meraviglioso, morbido, dove i tacchetti affondano, finalmente senza fare più rumore. Arriva il momento del match, quello che hai preparato per tutta la settimana, quello che darà gioie e dolori ai tifosi e che per te è sudore, sacrificio, tecnica, cuore, respiro, testa, gambe, classe tutto insieme in un connubio inscindibile.

Comunque vada hai dato il massimo e per quei 90 minuti hai calamitato le emozioni e gli occhi di quelle migliaia di persone sugli spalti, e milioni in TV.

Poi arriva finalmente il fischio dell’arbitro, ma non è ancora finita, perché il pubblico ti chiede ancora qualcosa, quel rito delle interviste con la stampa e della press conference a cui non puoi sottrarti, anche se non hai voglia di parlare.

E poi? Poi è davvero finita. Si spengono le luci e i riflettori. Ti incammini di nuovo nel tunnel che ti porterà fuori da quello stadio Olimpico che è diventato la tua casa per qualche ora e che lo sarà ancora e ancora, fino a fine stagione e, per i più fortunati, fino alla fine della propria carriera calcistica.

Il sogno-transfert giallorosso si interrompe bruscamente, il “walkabout” emotivo e fisico nel cuore dell’Olimpico e della “Roma, solo Roma, Roma e basta” è finito purtroppo e dobbiamo tornare alla dura realtà, fatta di un 1-1 striminzito contro il Milan e di una Capitale, umida come non mai dopo una domenica di pioggia, che vede sciamare il popolo romanista verso casa.

Sedia Under

Per qualche ora abbiamo assaporato l’atmosfera dell’Olimpico dall’interno, abbiamo capito e visto quei luoghi “mitologici” chiamati spogliatoi e campo da calcio, abbiamo persino toccato le maglie dei giocatori e i loro scarpini, ci siamo seduti proprio lì dove un tempo sedeva Capitan Totti e adesso siede Under. Ma adesso basta, torniamo a fare quello che ci riesce meglio, torniamo sugli spalti, da spettatori, da tifosi. Torniamo a sostenere “chi ce fa campà ‘sta vita così piena de problemi e che ce dà coraggio”.

Grazie Roma!