Parlare di meno, picchiare di più. Potrebbe essere questo il motto che identificherà le MMA e il nuovo corso della UFC post-McGregor. Già perché il campione pesi piuma e leggeri della promotion statunitense sembrerebbe aver deciso di appendere i guanti al chiodo per focalizzarsi anima e corpo sulla sua nuova vita di imprenditore del whisky.

Con un messaggio sul suo profilo ufficiale Twitter l’irlandese ha annunciato il ritiro dalle Mixed Martial Arts augurando tutto il bene del mondo ai suoi ormai ex-colleghi fighter che continueranno a competere nella gabbia.

a detto che McGregor anche in passato ha annunciato il suo ritiro, quindi le sue dichiarazioni vanno prese con le molle e potrebbero rivelarsi soltanto una strategia per ottenere una borsa milionaria dalla UFC. Si dice infatti che ultimamente l’irlandese, dopo la brutale sconfitta inflittagli per submission da Khabib Nurmagomedov nel match per la cintura dei pesi leggeri, abbia chiesto di tornare in azione contro diversi fighter ma solo a patto di combattere in un main event. L’UFC invece avrebbe voluto vedere in azione The Notorious in un co-main event, un affronto inaccettabile per una prima donna come McGregor, abituato da sempre ad essere la stella indiscussa delle card in cui combatte.

Ma se il ritiro dovesse essere reale, e non soltanto una strategia di marketing perfettamente orchestrata, ci sarebbe da disperarsi? Decisamente no. L’era McGregor ha portato infatti alla ribalta nelle MMA il trash talk senza freni e senza remore, un modo becero di attaccare i propri avversari senza alcun rispetto. Un parlare offensivo e spocchioso che solo all’inizio della carriera UFC dell’irlandese è corrisposto a delle vittorie esaltanti, una su tutte il KO in 13 secondi della leggenda Josè Aldo Junior, ma che ultimamente è diventato solo volgare retorica stroncata da sconfitte nettissime contro Nate Diaz, Floyd Mayweather e Khabib Nurmagomedov.

Di pari passo con il trash talk sempre più spinto verso gli avversari è arrivata una involuzione dello stile dell’irlandese, fatto di pugni precisi e potenti, calcolo millimetrico della distanza e calci spettacolari. Conor ha virato sempre più verso una tecnica pugilistica e uno stile che ha concesso sempre meno allo spettacolo e alle emozioni, certamente più composto e meno scoperto ma decisamente più noioso. L’ultima performance di livello risale alla conquista del titolo pesi leggeri contro Eddie Alvarez, ma sempre lontana dalla spettacolarità dei primi match disputati in UFC.

McGregor, inoltre, con il suo supermatch (rivelatosi farsa) contro Money Mayweather, ha dato la stura a una tendenza assolutamente deprecabile e nociva per le MMA: quella di cercare incontri inutili sia per le arti marziali miste, sia per la boxe, col solo fine di arricchirsi, ritardando peraltro match decisivi per assegnare le cinture di campione di categoria in UFC.

Dunque se davvero il ritiro di Conor McGregor fosse reale potrebbe rivelarsi una benedizione per le arti marziali miste e per la UFC, costretta a focalizzarsi nuovamente sulla propria mission originaria: quella di offrire match spettacolari tra i migliori combattenti del mondo, lasciando da parte, almeno per un po’, i fiumi di parole e il circo allestito attorno alla super star irlandese.