Un campione assoluto, inimitabile. Uno di quelli che ne nasce uno ogni generazione. Armin Zoeggeler è considerato uno dei più grandi di sempre nello slittino e, se non il più grande, sicuramente il più vincente: da sempre specializzato nel singolo, in carriera ha vinto qualcosa come due ori, un argento e due bronzi ai Giochi olimpici, sei titoli mondiali e dieci Coppe del Mondo. Oltre a 100 podi totali in carriera. Numeri da capogiro che fanno di Zoeggeler una leggenda vivente. E alle prossime Olimpiadi invernali di Sochi 2014 l’atleta trentino sarà il portabandiera italiano. Leonardo.it lo ha intervistato, scoprendo quali sono i suoi progetti futuri.

A Sochi nella duplice veste di portabandiera azzurro e di “cannibale”: quando le hanno comunicato che sarebbe stato portabandiera, che cosa ha provato?
“Mi ricordo bene il momento, ero a Lillehammer ad allenarmi per l’avvio della stagione e ho trovato una chiamata del comando generale dei Carabinieri. La notizia era nell’aria ma non sapevo davvero cosa rispondere, ero entusiasta. Per me è un po’ scomodo perché gareggerò proprio il giorno dopo, ma arriverò all’ultimo per prendere meno freddo possibile: l’onore era troppo grande per rinunciare”. (LEGGI QUI LA NEWS DELLA SUA “NOMINA” A PORTABANDIERA AZZURRO)

L’olimpiade russa sarà l’ultima della sua interminabile carriera: vent’anni in cui ha vinto tutto, come si fa a rimanere ancora vogliosi di successi? Non c’è un po’ di appagamento? Il suo è un bel segnale da lanciare anche ai più giovani…
“Se fossi stato appagato avrei smesso dopo Torino 2006, invece sono sempre andato avanti: ora che ho ricominciato a ottenere risultati, mi sento 10 anni in meno, sto bene fisicamente e mi diverto a cercare nuove sfide”.

Sposato, due figli: come si fa a coniugare l’attività sportiva e la vita personale?
Ho una grande fortuna, aver sposato la donna giusta. Mia moglie fa tutto lei quando sono fuori ma anche quando sono a casa, è una specie di regina della casa e questo mi permette di non avere preoccupazioni quando sono in trasferta”.

C’è uno dei 100 podi conquistati finora al quale è più legato? E se sì, perché?
Non le ricordo proprio tutte, ma la prima vittoria e il centesimo podio di un paio di settimane fa le ricordo bene: non tengo molto alle cifre, ma tutti mi chiedevano di questo centesimo podio, e alla fine stava diventando una maledizione. E’ arrivato, e subito dopo ho vinto di nuovo.

Cosa far Armin Zoeggeler da grande? Rimarrà all’interno del mondo sportivo?
Dopo un anno di riposo parlerò con il mio gruppo sportivo e credo insegnerò questo sport ai più giovani.

Rimpianti della sua carriera: successi non ottenuti, traguardi che avrebbe voluto raggiungere… 
Nessun rimpianto, noi giochiamo sul filo dei millesimi di secondo e non c’è tempo per voltarsi indietro a dire “se avessi fatto così”. E’ il bello del nostro sport.

Grazie a Samsung farete un po’ di attività sui social network: ma finora qual è stato il suo rapporto con Facebook e Twitter?
Sia l’anno scorso che quest’anno, quando sono entrato a far parte del Samsung Galaxy Team, sono stato tentato di aprire un profilo su Twitter, mentre Facebook l’ho sempre trovato troppo personale. Il problema è che non avrei tempo di gestire e interagire con i tantissimi fan, e perderei concentrazione: non ha senso farlo gestire a qualcuno, e farlo di persona toglie energie, quindi niente social network. Però da quando ho il Note3 guardo sempre le mail e rispondo subito, prima dovevo far tutto con il portatile in stanza…”

Si ringrazia la Samsung e Burson Marsteller per la collaborazione.