“Il Verbo s’è fatto carne”, scriveva quella sagoma di San Giovanni nel vangelo che lo ha reso famoso. “Cazzo dici”, risponderebbe Zlatan Ibrahimovic. In effetti, nel caso dell’Ibradiddio, è la carne, un centinaio di chili suppergiù, che si è fatta verbo. Lo ha stabilito lo Sprakradet, l’omologo svedese della nostrana Accademia della Crusca, che ha inserito il verbo “zlatanera” (in italiano diremmo “zlatanare”) tra i 40 nuovi vocaboli entrati nell’uso comune nel paese scandinavo. Significato di “zlatanera”: qualcosa che sta tra “dominare”, imporsi con la forza” e “seviziare con lo sguardo chiunque si azzardi a fissarti, specialmente se donna”.

Nessuno è profeta in patria, ma Zlatan sì. Anzi, evangelista, perlappunto. Tra tutti i riconoscimenti individuali che il titanico centravanti del PSG si sarebbe aspettato di ricevere, questo è sicuramente il più sorprendente. Ma, in un certo senso, anche quello più meritato. Almeno per quanto riguarda il campionato italiano, infatti, è difficile enumerare molti giocatori che, singolarmente, si siano rivelati più dominanti e influenti di Ibra. Ronaldo, forse, ma è durato troppo poco e comunque non ha vinto lo scudetto; Maradona, d’accordo; e poi, chi altri?

Non è bastato (ancora) per vincere in Europa, perché in Europa vincono le grandi squadre e quasi mai i grandi solisti – non è un caso che i succitati Maradona e Ronaldo non ce l’abbiano mai fatta – ma la sua impronta qui da noi l’ha lasciata eccome, smisurata come il suo fisico e il suo ego.