Non è la prima volta che qualcuno avvicina il nome di Zdenek Zeman (foto by InfoPhoto) alla panchina dell’Inter, anche se probabilmente è la prima volta che succede senza che vi siano anfetamine disciolte nell’atmosfera. Il tam-tam mediatico parla di un concreto ritorno di fiamma della desperate housewife Massimo Moratti e il tecnico boemo, esonerato perfino dalla sua Roma non più tardi di un paio di mesi fa: un matrimonio figlio della solitudine che, a seconda del punto di vista, può assumere sembianze spaventevoli (per un interista) o carnascialesche (per tutti gli altri). E viceversa.

Un paio di anni fa, fu addirittura lanciata una petizione online circa il possibile ingaggio di Zeman da parte dell’Inter. Furono 176 i firmatari, con una robusta presenza di juventini e milanisti in solluchero alla sola idea di vedere finalmente insieme il più complottaro dei tecnici e il più piagnone dei presidenti, uno sposalizio infernale in cui il fatto tecnico – ovvero, la conclamata inadeguatezza del boemo di guidare un club di vertice – passa addirittura in secondo piano rispetto allo scenario da incubo che si dipana all’orizzonte. Al primo errore arbitrale, alla prima serie negativa, al primo segno di manifesta inferiorità, il calcio italiano verrebbe trasformato in una landa sulfurea di lamentele, giustificazioni, allucinazioni paranoidi, scaricabarile e bispensiero, al confronto della quale le chiacchiere insulse di Bonolis diventerebbero una lectio magistralis di dottrina politica.

Si scherza, ma solo per esorcizzare la miserabile realtà. Quello tra Zeman e l’Inter sarebbe il connubio di anime affini, non perse ma certamente sconfitte. Se davvero Moratti non è in grado di concepire una soluzione migliore alla travolgente decadenza dell’Inter del dopo-Mourinho, allora forse è il caso di pensare a modi alternativi per trascorrere le domeniche.