I neofiti del tennis faranno probabilmente fatica a comprendere cos’ha tanto di speciale Wimbledon rispetto agli altri tornei. Basta seguire qualche match in tv e viene però percepita un’atmosfera unica, alimentata da oltre un secolo di storia.

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Le origini dell’evento fanno “comunella” a quelle della disciplina stessa. Nata quest’ultima, trascorrono solo tre anni prima che l’All England Lawn Croquet Club organizzi la prima edizione. L’anno è il 1877 e l’evento viene vinto da Spencer Gore. Inizialmente vale il challenge round: il campione uscente affronta in finale il campione dei preliminari, senza giocare nessuna partita. Il 1884 segna l’avvento della competizione femminile. Ad imporsi Maud Watson.

Le prime stelle

Nel 1881 arrivano i fratelli Renshaw, autentici assi della racchetta. Fratelli superstar, così come i Doherty che centrano otto successi in coppia. Primo giocatore non-britannico a uscire trionfatore Norman Brookes, simbolo di un appuntamento che comincia ad assumere prestigio internazionale. Cessata la prima guerra mondiale, risulta difficile riprendere le care vecchie abitudini, ma il 1922 porta l’abolizione dell’anacronistico challenge round, a seguito di una votazione dei giocatori. Protagonista del periodo Suzanne Lenglen, che entra nell’albo d’oro ad appena 15 anni. Dominio poi replicato da Helen Willis Moody. In campo maschile i francesi Jean Borotra, René Lacoste, Jacques Brugnon ed Henry Cochet dimostrano netta supremazia sugli avversari.

Navratilova-Evert, confronti sensazionali

La seconda guerra mondiale arriva e lascia gravi conseguenze pure al Centre Court, danneggiato da una bomba tedesca. 1.200 posti finiscono distrutti. Ripreso a giocare, l’evento stenta ad ingranare. Complici talenti troppo cresciuti con l’età o diventati professionisti (Wimbledon rimane riservato esclusivamente ai dilettanti), la qualità cala. A trarne vantaggio la classe americana, che da Jack Kramer spopola sino a Tony Trabert. Medesimo copione in campo femminile. Quattro le imposizioni di Louise Brough, Maureen Connolly centra il Grande Slam nel 1953. Giunti gli Anni Sessanta Rod Laver comincia a dettare legge, esponente massimo di un movimento australiano in forte ascesa. Alter ego femminile Margareth Smith Court. In piena era Open arrivano i tie-break, regola tuttavia non valida per il set decisivo. Bjorn Borg sbaraglia la concorrenza durante il quinquennio 1976-1980. A cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, Martina Navratilova – 10 i titoli conquistati, un record – e Chris Evert ingaggiano intanto una feroce rivalità.

Da McEnroe a Djokovic

Assistito alle celebrazioni di fuoriclasse come John McEnroe, Boris Becker e Steffi Graff, dal 1992 al 2000 dominano gli statunitensi. Assistito all’exploit di Andre Agassi, sorprendente date le caratteristiche poco adatte all’erba, irrompe Pete Sampras e non c’è più per nessuno. Sette i sigilli, un record condiviso assieme a William Renshaw e Roger Federer. L’anno successivo festeggia Goran Ivanisevic, una sorpresa assoluta in quanto wildcard. Benvenuti ora all’epopea di “King” Roger. Rivale numero 1 Rafael Nadal. Tre finali consecutive disputate l’uno contro l’altro, la terza delle quali finalmente in favore dello spagnolo a termine di un match dall’intensità pazzesca. Entrambe vincitrici del torneo le sorelle Williams, affrontatesi nell’atto conclusivo quattro volte. Storico il successo di Andy Murray nella categoria maschile quando siamo nel 2013, il primo britannico dopo 77 anni ad aggiudicarsi Wimbledon. Attuali campioni in carica dei singolari Novak Djokovic e Serena Williams, rispettivamente abili ad avere la meglio su Roger Federer e Garbine Muguruza.