LONDRA – Bartoli-Lisicki (nella foto InfoPhoto): la finale più folle nell’edizione di Wimbledon più assurda (ma, anche per questo, comunque divertente) forse di sempre. Saranno quindi la francese e la tedesca, rispettivamente numero 23 e 15 del tabellone, a giocarsi la gloria sull’erba dei Championships, sabato 6 giugno 2013. Solo una volta nell’era open le due finaliste dello Slam londinese hanno avuto un seeding più basso: nel 2007 Venus Williams era 23 e la stessa Bartoli 18 . In quell’occasione, però, se la francese era una sorpresa, non lo era certo la statunitense, che avrebbe poi vinto il quarto dei suoi cinque titoli sull’erba più famosa del mondo (l’ultimo nel 2008). Solo veniva da diversi infortuni che l’avevano fatta precipitare in classifica.

Insomma questa volta si può parlare davvero di finale inattesa: l’epilogo di un torneo che, nel corso delle due settimane sui prati londinesi, ha visto le varie Serena Williams, Sharapova, Azarenka, Kvitova, per nominare solo le “vittime” più illustri e tre vincitrici del torneo su quattro, farsi via via da parte.

La prima semifinale non ha avuto storia, con la francese Marion Bartoli capace di imporsi 6-1, 6-2 in poco più di un’ora sul Centre Court, nei confronti della belga Kirsten Flipkens, n.20 del mondo. Marion, 28 anni, sull’erba si trova divinamente, non a caso nel 2011 ha vinto a Eastbourne, e soprattutto a Londra in finale era arrivata anche nel 2007, quando fu battuta da Venus Williams. Anche in quell’edizione Marion aveva sconfitto in semifinale una tennista belga. Era però Justine Henin, rivale di ben altro spessore rispetto alla Flipkens, che a 27 anni ha finalmente deciso di far sbocciare la sua carriera. Da una scoraggiata giocatrice oltre la 250esima posizione mondiale alle semifinali di Wimbledon: sono gli ultimi dodici mesi, condensati in una riga, della belga, che ha vissuto la prima parte della sua carriera all’ombra della Henin e della Clijsters. Ma anche le belle favole hanno una parola fine e la Bartoli ha impietosamente riportato alla realtà la Flipkens.

Nella seconda semifinale, decisamente più combattuta, la Lisicki, che all’esordio aveva eliminato la nostra Schiavone, e negli ottavi aveva clamorosamente messo alla porta Serena, ha sconfitto anche Agnieszka Radwanska, favorita numero 4, al termine di una partita bella e palpitante durata due ore e diciotto minuti e andata avanti a folate: 6-4, 2-6, 9-7 per la tedesca, che nel set decisivo era sotto 3-0 e che, dopo aver dominato, o quasi, il primo parziale, sotto 3-2 anche nel secondo ha perso sei giochi consecutivi, diventando improvvisamente molto fallosa al servizio e con il rovescio bimane e producendo un numero impressionante di errori gratuiti. Così come è arrivato, però, il momento no è sparito all’improvviso, la tedesca si è ripresa, ha subito eseguito il contro-break per vincere 9-7, e alla fine il verdetto ci trova d’accordo, perché a giocarsi Wimbledon ci va una tennista che comunque è capace di mettere a segno molti vincenti, solida alla battuta (la migliore dopo quella di Serena Williams) e capace di giocare bene anche al volo, come ha dimostrato nella prima frazione odierna, dove si è spesso presentata a rete con buone percentuali di punti portati a casa.

La polacca di Cracovia, Radwanska, finalista sull’erba londinese lo scorso anno (battuta da Serena), non l’ha presa bene: dopo il match point ha stretto con molta freddezza la mano alla rivale, quindi ha abbandonato il campo in tutta fretta, mentre Sabine piangeva per la gioia.

Nata in Germania (a Troisdorf) 23 anni fa, ma di origini polacche, come indica chiaramente il cognome, la Lisicki vive in Florida (si allena a Bradenton all’Accademia di Nick Bollettieri) e trova puntualmente sui prati di Church Road quella continuità che ancora le manca nel resto dell’anno: nelle precedenti quattro partecipazioni ai Championships vantava due quarti e una semifinale. La posizione numero 24 che occupa nella classifica mondiale va divisa almeno per tre, per comprendere il suo reale valore su questi campi, che si adattano al suo tennis e al suo servizio (9 ace contro la Radwanska) come un abito su misura. Dall’inferno dell’infortunio alla caviglia sinistra che le aveva impedito praticamente di giocare per tutto il 2010, con un tonfo del ranking di oltre 150 posizioni (lei che era arrivata al numero 22 nell’agosto 2009), al paradiso della finale a Wimbledon.

Delle due finaliste, non solo nessuna ha mai conquistato un titolo dello Slam, ma neppure tornei di grande importanza (7 quelli vinti dalla francese, 3 dalla tedesca). Quattro i precedenti con la Lisicki in vantaggio 3-1. Due sfide si sono giocate proprio a Wimbledon: nel 2008 si impose la francese al primo turno per 6-2, 6-4, nel 2011 successo della tedesca nei quarti per 6-4, 6-7 (7) 6-1. Comunque vada a finire sabato l’albo d’oro dei Championships avrà un nome nuovo.

L’ultima tedesca a vincere il titolo femminile a Wimbledon è stata la Graf nel 1996: la stessa Steffi giocò la finale nel 1999. L’ultima francese “regina” sull’erba londinese è stata Amelie Mauresmo nel 2006 (battuta in finale la Henin, che a Wimbledon non ha mai centrato il titolo).

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