UPDATE 17.45: l’ex agente di George Weah, Fabio Parisi, ha seccamente smentito che l’account @weah_official appartenga al campione liberiano. La notizia, rimbalzata su tutte le testate nazionali, si è dunque rivelata una bufala per la quale intendiamo scusarci coi lettori.

C’era una volta il Milan. Non quella bizzarria genetica sorta da chissà quale mutazione postatomica che si è fatta prendere a sberle sul muso dall’Atletico Madrid, ma un club in grado di imporre il proprio magistero grazie a una filosofia definita, generali competenti e corpi militari d’elite; o, se volete, a tecnici vincenti e a campioni autentici, di quelli che continuano a tenerci anche se si sono ritirati a vita privata da anni, e che non riescono ad accettare la viltà di chi ne ha ereditato gli armamenti. Dopo Zvone Boban, che qualche mese fa tuonò contro Mario Balotelli, ora è la volta di George Weah, che dal suo profilo Twitter ha lanciato una serie di anatemi appassionati quanto sgrammaticati contro chi, a detta sua (e non solo sua), sta  profanando la maglia rossonera.

George Weah

Traducendo dal Weahili all’italiano, notiamo come King George si sfoghi soprattutto contro i giocatori – “non sapete giocare, cosa fate lì”, “cambierei tutta la squadra”, “avete la testa nei piedi e i piedi nella testa” (ovvero, immaginiamo, “siete scarsi e pure stupidi”) – mentre prende le difese di Seedorf, assolto per insufficienza di prove.

George Weah

I giocatori, continua lo scatenato Weah, pensano solo a divertirsi, alle macchine e ai soldi, mentre ai suoi tempi (cioè una quindicina di anni fa) l’unico obiettivo per un calciatore professionista era quello di giocare bene a pallone. Al terz’ultimo tweet, ecco il carico a coppe che sembra avere un destinatario ben preciso: “Non vi divertite in campo, non vi divertite a giocare, dedicatevi alla playstation“. Viene in mente anche a voi un calciatore che sembra scendere in campo solo perché qualcuno gli sta minacciando la mamma con una pistola in bocca?

Infine, le scuse: “Perdonatemi lo sfogo, ma io sono diventato Weah grazie al Milan, sono la mia famiglia e un figlio difende sempre la sua famiglia“.

Ci fosse a Milanello la metà della passione, se non della classe, che avevano i padri della patria, molti dei problemi che attualmente strangolano il Milan non sarebbero più tali.

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