MADRID (Spagna) - Beh, diciamo la verità: ci siamo divertiti, anche se alla fine il n.1 del ciclismo italiano e sicuramente uno tra i primi tre corridori al mondo nelle corse a tappe, Vincenzo Nibali da Messina, ha dovuto alzare bandiera bianca, per soli 37” e “accontenarsi del secondo gradino sul podio odierno di Madrid, dopo la vittoria nel 2010.

Tutte le foto tratte dal sito ufficiale della Vuelta, www.lavuelta.com

La Vuelta di Spagna 2013 resterà nella memoria degli appassionati per le imprese di un (quasi) 42enne, l’americano Chris Horner, che si è scoperto campione in età da “nonno” per la bici, ma anche per il coraggio leonino mostrato dal vincitore del Giro d’Italia 2013, “lo squalo dello stretto“, il quale nell’ultima tappa possibile per tentare di ribaltare una situazione che lo vedeva in ritardo di 3” soli secondi dalla vetta della classifica, la pentultima in generale, quella più attesa, con arrivo sull’Alto de Angliru, una delle salite più dure al mondo, con punte al 23%, ha piazzato sei allunghi coraggiosi negli ultimi 6,8km di ascesa, mostrando la sua straordinaria tenacia e voglia di vincere. Per qualche istante, ha dato anche l’impressione di potercela fare e lui stesso ci ha creduto, poi Horner, indubbiamente il più forte in salita in questo Giro di Spagna, ha salutato la compagnia degli avversari proprio alla fine, legittimando il suo trionfo.

Ecco, qualche giornale italiano titolo oggi, domenica 15 settembre 2013, di un “Nibali con un cuore da Pirata“, con la “P” maiuscolo, perché effettivamente ieri il grande vincenzo ha ricordato, a tratti, il mai dimenticato Marco Pantani. In quanto ha dato tutto, provandoci in tutti i modi possibili, probabilmente andando anche oltre le sue forze, ma chiudendo sicuramente senza rimpianti. Più di così, non poteva fare.

Nibali stavolta giusta

Prima di raccontare nel dettaglio cosa sia successo nella tappa più emozionante della Vuelta 2013, sgombriamo subito il campo da possibili equivoci: vero, il successo finale di un Giro di Spagna durissimo, con nove arrivi in salita e della durata di tre settimane, è stato conquistato da un atleta ultra quarantenne. Ognuno è libero di farsi l’idea che vuole e certo una situazione di questo tipo può anche non essere l’ideale per un ciclismo in cerca di credibilità, ma finché non ci sono prove sul fatto che Horner abbia vinto in maniera “non legale”, resta ovviamente un risultato straordinario e resta la sua presunzione d’innoncenza, fino appunto a prova contraria.

Detto questo e nella speranza di non ricevere brutte notizie fra qualche mese, non ci resta che celebrare entrambi i campioni che hanno reso emozionante questa Vuelta. Che è stata ricca di colpi di scena, dalla presentazione sull’Oceano Atlantico, passando dal forte vento di Galizia e dall’ape che ha punto Vincenzo Nibali a Tarazona, prima della crono individuale che lo aveva riportato in maglia rossa; la Vuelta delle montagne inserite ovunque, della pioggia, del freddo, della pazza fuga finita in gloria di Daniele Ratto, della sfortuna di Ivan Basso, dell’ennesima incompiuta di Samuel Sanchez e, ci ripetiamo, del grande cuore di Vincenzo Nibali.

Daniele Ratto in trionfo

Vincenzo Nibali già era già amato in Spagna, da ieri, sabato 14 settembre, lo è ancora di più per il coraggio dimostrato, che da questi parti amano particolarmente. Anche i giornalisti iberici si sono alzati da applaudirlo in sala stampa all’Alto de Angliru…”Non sono deluso – ha detto Vincenzo alla fine – ho fatto il possibile e forse anche di più. Ma chi se lo immaginava un Horner forte così?“. La stagione di Nibali, cominciata a gennaio in Argentina, non è ancora finita: c’è il durissimo Mondiale di Firenze che chiama, il 29 settembre…