In attesa di capire se Zlatan Ibrahimovic potrà davvero tornare a indossare la maglia bianconera, ecco che svaniscono i dubbi circa un altro ruolo che, suo malgrado, il selvaggio svedese si trova a ricoprire sempre più frequentemente: quello della gaia icona. Durante il match del suo PSG contro il Nizza, Ibra si è visto recapitare sul collo un bacio libidinoso dal suo marcatore, Renato Civelli.
Memorabile la reazione di Ibrahimovic, che oppone al suo tenero molestatore uno sguardo che penzola tra lo sbigottito, il divertito e l’oltraggiato, tipico di un cane a cui hai appena nascosto l’osso di gomma dietro la schiena invece di lanciarglielo. Chissà quali pensieri hanno attraversato la mente dell’Ibradiddio in quel momento: io, il bad boy per eccellenza, centonovantadue centimetri per cento chili di cristone, trasformato irrimediabilmente in un orsacchiotto morbidoso e dalle pulsioni divergenti. Offesa e sacrilegio! Anche perché non è certo la prima volta.
C’è quella foto con Piqué dei tempi del Barcellona: lui e il compagno di Shakira appoggiati a una macchina, fronte contro fronte, mano nella mano, occhi negli occhi, e finiamo qui le associazioni geografiche. La stampa spagnola andò in visibilio e un’audace giornalista si azzardò a chiedere allo svedese se fosse gay: per tutta risposta, Ibra la sfidò a verificare di persona, estendendo l’invito anche alla di lei sorella. E ancora: quella foto che lo immortala carezzare affettuosamente il viso di Ignazio Abate, invece di prenderlo a sberle come avrebbe fatto qualunque altro milanista di buona volontà. E, dulcis in fundo, il nuovo incrocio con l’amato Piqué durante l’ultimo PSG-Barcellona, con tanto di palpeggiamento di chiappe da parte del catalano.
Ah, vita beffarda. Con tutti i calciatori metrosexual che gironzolano di ‘sti tempi – da Beckham a Cristiano Ronaldo, da Montolivo, Zarate, Marchisio e molti altri – è bizzarro che in quei panni per lui scomodi ci sia finito proprio il feroce Ibra.