Non c’è mai stata solo ed esclusivamente una rivalità calcistica. Fin dai tempi di Maradona, per Napoli, e per i napoletani, andare a giocare a Verona contro l’Hellas, è sempre stato molto di più. Non solo una partita di calcio, ma un vero e proprio antagonismo basato su un’ignorante discriminazione territoriale, condito da aneddoti e sfaccettature, sul confine dello sfottò, così da lavarsene le mani al momento del conto. Quando la parola passava al giudice sportivo.

Diego Armando Maradona si sorprese per quello striscione che accolse la squadra azzurra al Bentegodi. Erano gli anni 80 e il Napoli dominava Italia e in Europa. “Lavati, sudicio napoletano”, parole che restarono impresse al Pibe, tanto da parlarne proprio durante il suo ultimo soggiorno in Italia, nella redazione della Gazzetta, lo scorso ottobre, mentre si parlava di razzismo.

Un’antipatia comune, ribadita anche dall’atteggiamento dell’attuale tecnico dei gialloblu, Andrea Mandorlini, quando nel 2011, durante la presentazione della squadra in ritiro, fece partire il coro “Ti amo terrone”, per poi mesi dopo meravigliarsi dell’accoglienza ricevuta a Salerno. Come dire? Ti pesto i piedi e tu devi stare zitto. La filosofia è la stessa.

La risposta del Napoli è arrivata dal campo, contro un grande Verona, perchè bisogna essere sportivi e fino al vantaggio del Napoli, con la rete del belga Mertens, le due squadre si stavano fronteggiando alla pari. La differenza l’ha fatta la qualità degli azzurri, capaci di impostare con pazienza il gioco, tra centrocampo e difesa, per poi cambiare ritmo all’improvviso, grazie agli scambi e alle accelerazioni di Mertens, Callejon, Pandev e Higuain. La trama di gioco è stata questa e ha fatto la differenza.

Poi è arrivato l’urlo di Lorenzo e quello del collega Carlo Alvino, inviato Sky come commentatore-tifoso degli azzurri, che hanno letteralmente ammutolito il Bentegodi, con i tifosi gialloblu, che un po’ per la frustrazione del risultato (leggi l’articolo sulla partita), e un po’ feriti nell’orgoglio, hanno dato il via ad insulti, intimidazioni e lancio di oggetti verso la tribuna stampa, proprio verso il collega napoletano.

Proprio dal suo profilo ufficiale di Facebook, il giornalista Carlo Alvino, ha tranquillizzato i tifosi del Napoli, ribadendo un concetto importante: “Il pronto intervento delle forse dell’ordine ha impedito qualsiasi problema durante l’aggressione subita da parte dei tifosi veronesi. La migliore risposta a tutto ciò insieme ai cori beceri dei veronesi è arrivata dal campo“.

Fuori dal campo è arrivata un’altra risposta, con le parole di un famoso striscione del Napoli. Niente più di uno sfottò che ha fatto il giro del mondo per la genialità e la finezza che va oltre il contenuto, tanto da diventare anche il titolo di un libro dedicato agli striscioni più ironici avvistati negli stadi italiani: Giulietta è una zoccola. Nient’altro che un guizzo creativo, che forse solo i napoletani hanno.