L’ultima volta che il Milan aveva battuto il Verona al Bentegodi lo fece coi gol di Inzaghi e di un trequartista ancora incompiuto di nome Pirlo. La prospettiva storica aiuta per comprendere l’importanza del successo odierno dei rossoneri, che superano un avversario ottimamente organizzato da Mandorlini grazie a un’autorete e a una doppietta di Keisuke Honda, bomber per caso (ma mica tanto) e si proiettano al quarto posto in classifica, superando di slancio l’Udinese e portandosi a un solo punto dalla zona Champions League.

Va detto che non è stato un Milan scintillante, tutt’altro. Privo di De Jong e con Menez tenuto precauzionalmente in panchina, Inzaghi ha dovuto affidarsi a un centrocampo di chiara impronta siderurgica, con Muntari e Poli a far da valletti al rispolverato Essien, con la conseguenza che la manovra è risultata farraginosa, lenta e totalmente priva di spunti di qualità. Torres si sbatte ma in quanto a reattività e velocità c’è da piangere, ed El Shaarawy continua a litigare con il concetto di gol, ciabattando malamente addosso a Rafael un ghiottissimo pallone dopo una manciata di minuti. Per fortuna dei rossoneri, rispondono all’appello i due MVP indiscussi di questo inizio di stagione, Ignazio Carlos e Keisuke Honda. Il terzino è protagonista nell’azione del vantaggio rossonero, al 21’, con il cross teso in mezzo all’area che Marques trasforma nel più maldestro degli autogol: eccessivo, forse, considerarlo il suo quinto assist stagionale, ma siamo lì. Il secondo, sei minuti più tardi, si fa trovare pronto su uno splendido cambio di gioco di El Shaarawy e fa secco Rafael con un sinistro di prima intenzione sul palo lontano: 2-0 e quinta rete stagionale per il resuscitato giapponese. Il Verona rischia di rimanere in 10 uomini – entrataccia di Agostini sul Faraone, Valeri lo grazia con un semplice giallo – ma poi è bravo a scuotersi e a mettere in seria difficoltà la difesa rossonera, traballante come al solito. E qui sale in cattedra uno dei più negativi in questo scorcio di campionato, ovvero Christian Abbiati, che con due spettacolari interventi nega la rete a Toni e Jankovic, preservando il preziosissimo 2-0 con cui si chiude la prima frazione.

Nella ripresa il Milan è bravo ad assorbire il prevedibile assalto dei padroni di casa, intenzionati a riaprire la contesa nei primi minuti ma costretti ad arrendersi all’11’ a un altro contropiede magistrale: è Adil Rami a inventarsi un lancio di esterno preciso al millimetro per Honda, che approfitta del cattivo posizionamento della difesa veronese e, giunto davanti a Rafael, è glaciale nel superarlo con un tocco mancino di pura eleganza. Milan fortunato, okay, ma soprattutto compatto, concreto, concentrato. Cosa vera fino a una ventina di minuti dalla fine, anche per via di qualche cambio non felicissimo da parte di Inzaghi: va bene Menez, peraltro indisponente, per uno spento Torres, meno bene Bonaventura per El Shaarawy (e non per Poli, spompato come al solito dopo un’ora), decisamente folle Bonera per Honda, con Abate scalato nel tridente offensivo. E così, invitato da un Milan rinunciatario, il Verona ha modo di insistere, sfiorare il gol in più circostanze per poi trovarlo a 3′ dallo scadere con Nico Lopez, che già aveva punito i rossoneri l’anno scorso con la maglia dell’Udinese. Toni e compagni ci credono e per poco non accorciano ulteriormente, ma la zampata di Nené sbatte contro la traversa. Finisce 1-3, con un po’ di nervosismo finale (Marquez espulso per doppio giallo) ma anche la soddisfazione di una classifica mai così bella da un anno e mezzo a questa parte.