Tre partite contro squadre in lotta per la retrocessione, di cui una praticamente già in B, con un bottino di quattro punti e due gol fatti. Questa, in breve, la sintesi di tre settimane di Milan di Brocchi, rivoluzione fortemente voluta dal presidente Berlusconi, i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti: nessuna colpa specifica, ovviamente, per il giovane tecnico, usato come scudo umano dalla proprietà, ma per il Milan non è accettabile perdere come si è perso a Verona, non è accettabile avere meno motivazioni e giocare peggio di una squadra spacciata da tempo, non è accettabile concedere al peggiore attacco del campionato 28 tiri (!), di cui 12 in porta (!!). In vantaggio grazie a una rete di Menez nel primo tempo (21’), i rossoneri si sono fatti rimontare dalla specialità di casa scaligera, i calci piazzati (22 gol su 30 in questa maniera per l’Hellas): il primo, un rigore molto dubbio trasformato da Pazzini (72’), il secondo una punizione magistrale di Siligardi al quinto minuto di recupero. Una rete, peraltro, che rimanda la retrocessione aritmetica della squadra di Delneri, e lascia tra Milan e Sassuolo un solo, misero punto.

E il bello, o il brutto, a seconda di quale sia la quantità di ironia a vostra disposizione, è che il Verona si è meritato questi tre punti fino in fondo, sotto ogni punto di vista. L’approccio alla partita dei gialloblu è stato migliore, come se fossero loro quelli a dover lottare ancora per qualche traguardo tangibile, e anche l’organizzazione di gioco è parsa nettamente, ma non sorprendentemente, superiore a quella rossonera. Il 4-3-1-2 preteso da Berlusconi e pedissequamente riproposto dal povero Brocchi si è dimostrato, per l’ennesima volta, un modulo non assimilabile per questo Milan, che non ha un regista puro, né delle mezz’ali che s’inseriscono (tranne, in parte, Kucka) e né un trequartista degno di questo nome. Ma è mancato anche l’atteggiamento, come se il cambio in panchina non avesse sortito alcun effetto, anzi avesse ulteriormente rilassato i giocatori. Il tap in vincente di Menez, tra i peggiori in campo, è stato frutto di un caso, o meglio, dell’errore in respinta bassa di Gollini su botta da fuori di Honda, ma neppure questo è bastato ai rossoneri per prendere possesso del match. Il Verona è sempre rimasto sul pezzo, spaventando Donnarumma (unica nota lieta di questa stagione disgraziata, merito di Sinisa) già nel primo tempo, e a metà ripresa ha colto i frutti del suo coraggio. Certo, vanno ringraziati Bacca e Menez, che sull’1-0 si sono divorati il raddoppio, il primo con una sciocca rabona e il secondo calciando addosso a Bianchetti a Gollini battuto, così come va ringraziato l’addizionale di porta, che ha indotto l’arbitro a fischiare il rigore per fallo di mano evidente di Romagnoli, senza tuttavia accorgersi dell’ancor più evidente carica subita dal difensore rossonero da parte di Pisano. Dal dischetto l’ex Pazzini non trema e fa 1-1. Col pareggio, si è aperta una fase ai limiti del surreale. Brocchi butta nella mischia Luiz Adriano per José Mauri e il Milan si dispone secondo un 4-2-4 totalmente ingestibile, mentre il Verona continua a premere, alla ricerca del gol che le consentirebbe di ritardare ancora la retrocessione. Ne deriva una sorta di partita amatoriale, con due blocchi di giocatori ammassati nei pressi delle due aree, e le grandi praterie americane nel mezzo. Gli scaligeri sfiorano a ripetizione il vantaggio, obbligando Gigio Donnarumma ad almeno cinque interventi decisivi nell’ultimo quarto d’ora. Il Milan sciupa un paio di contropiedi in superiorità numerica, tra cui uno clamoroso tre contro due (errore di Honda), e sul ribaltamento di fronte viene punito dalla strepitosa punizione di Siligardi, sulla quale neppure Donnarumma può nulla. Giustissimo così. E ora la possibilità che la grande mossa di Berlusconi finisca per costare al club anche l’Europa minore diventa concreta.