Cosa resterà del… Mondiale di sci alpino a Vail 2015? L’Italia ha chiuso a quota zero medaglie, e l’ultima volta era capitato, sempre in Colorado, nel 1999, così come nel 1989. Non c’è due senza tre e purtroppo ha funzionato. Vail stregata per il nostro sci, anche quando a calcare le piste vi erano Tomba, Compagnoni, Ghedina, Kostner. Il motivo è un mistero e solo in parte ci si può attaccare a un tipo di neve che (a torto, bisogna essere bravi ovunque) non si adatta alle caratteristiche dei nostri atleti, che però sulle stesse piste in Coppa del Mondo hanno saputo anche vincere. E allora? Pressione da grande evento? Può essere . Fatto sta che dopo 16 anni è arrivato un nuovo flop clamoroso in una rassegna iridata di sci alpino.

STORIE

E’ stato il Mondiale dell’Austria, dominatrice nel medagliere (ma rimasta a secco negli slalom, con Hirscher fuori nella seconda manche dopo aver chiuso al comando metà gara), delle piste stupende per le prove veloci, ‘Birds of Prey’ e ‘Raptor’, molto meno per le discipline tecniche. Del duello a suon di centesimi tra le divine Maze e Fenninger, delle sorprese (fino a un certo punto, come Kueng oro in discesa, atleta comunque capace di vincere due volte in Coppa del Mondo), dei ritorni miracolosi di Grange e Strachova (dopo aver ‘sconfitto’ un tumore benigno al cervello, estate 2012), della grande atmosfera e sportività respirata al parterre, del (mezzo) flop di Jansrud e (completo) di Paris, ahinoi (ma è un campione). Dieci Nazioni sono andate a medaglia, tutte quelle ‘storiche’ dello sci alpino, tranne una… l’Italia! La stagione di Coppa del Mondo era andata però bene, fino a Vail. Per cui, riflessioni sì, processi sommari, no.