Come sempre, non mancano mai le sorprese a Flushing Meadows. Cosa avrà pensato Novak Djokovic quando gli hanno comunicato che Jiri Vesely non sarebbe sceso in campo per il match di secondo turno degli US Open? Senza nulla togliere alla sportività del numero 1 del mondo, la prospettiva di non sollecitare il polso sinistro non al cento per cento non gli deve essere troppo dispiaciuta, anche ricordando quel che era accaduto in primavera a Montecarlo, quando il mancino ceco lo aveva eliminato, tra lo stupore generale, dal primo ‘1000’ su terra della stagione. Nessuna rivincita, dunque, a causa di un’”infiammazione al braccio sinistro” del 23enne mancino di Pribran e passo avanti senza una goccia di sudore per il campione in carica, che al terzo turno incrocerà il russo Mikhail Youzhny, numero 61 Atp, impostosi in tre set (6-2, 6-1, 7-6) sull’argentino Guido Pella, numero 51 del ranking.

NADAL AVANTI

Troppo forte Rafa Nadal per Andreas Seppi. Il 32enne altoatesino ha provato a opporsi al mancino spagnolo, testa di serie numero 4, soprattutto nel secondo set, ma c’è stato poco da fare. Non appena il maiorchino alzava il livello l’inerzia del match era tutta dalla sua parte. E’ finita con il punteggio di 6-0, 7-5, 6-1 per Nadal, che agli US Open vanta due titoli, nel 2010 e nel 2011. Del resto i precedenti erano impietosi: 7-1 per Rafa. L’ultimo successo un doppo 63 alle Olimpiadi di Rio. La partenza del campione spagnolo è stata bruciante: 7 game di fila e 60 1-0. A quel punto Seppi è riuscito a uscire dal tunnel e c’è stata partita. L’azzurro è andato avanti di un break (2-1), ha subito l’immediata rimonta di Nadal, ha annullato un set point sotto 5-3 al servizio, ha recuperato il break di svantaggio, ma si è arreso al dodicesimo gioco. Sul 3-3, alle prime gocce di pioggia, il nuovo tetto dell’Arthur Ashe Stadium è stato chiuso tra gli applausi del pubblico: 5 minuti e 35 secondi, con il gioco che è ripreso dopo appena 7 minuti e 22 secondi. Il terzo parziale è scivolato via veloce come il primo: subito 3-0 per Nadal, quindi 61 dopo due ore e 18 minuti.

BIG

Forse un po’ meno contenti saranno stati i possessori di un biglietto per la sessione giornaliera sull’Arthur Ashe che invece di vedere il numero 1 della classifica mondiale alle prese con un avversario tutt’altro che malleabile (Vesely è attualmente numero 49 del ranking mondiale), hanno dovuto accontentarsi del francese Gael Monfils, decima testa di serie, opposto all’altro ceco Jan Satral, numero 226 Atp. E – per par condicio – viene da chiedersi pure che cosa avrà pensato proprio Satral (mai entrato in carriera tra i top 200 e al debutto nel tabellone principale di uno Slam) quando ha saputo che il suo incontro di secondo turno veniva spostato sul palcoscenico più importante di Flushing Meadows. In ogni caso è stato un confronto divertente, come spesso capita quando in campo c’è il 30enne parigino, al quale piace divertirsi e far divertire. Nel rispetto del pronostico Monfils ha vinto in tre (7-5, 6-4, 6-3) e si giocherà l’accesso agli ottavi con lo spagnolo Nicolas Almagro, che ha saputo sgambettare l’uruguiano Pablo Cuevas, numero 18 del seeding, con il punteggio di 7-6(5), 6-4, 7-6(9).

RAONIC KO

Proprio nella sezione di tabellone del francese arriva la sorpresa fin qui più grossa del torneo, ovvero l’uscita di scena di Milos Raonic, numero 6 della classifica mondiale e quinta testa di serie. Una grossa delusione per il canadese, dopo la finale a Wimbledon e la semifinale agli Australian Open, sicuramente condizionato da un problema fisico: l’allievo di Carlos Moya e Riccardo Piatti si è arreso per 6-7(4), 7-5, 7-5, 6-1 al 24enne statunitense Ryan Harrison, numero 120 Atp (nel 2012 arrivò al numero 43), partito dalle qualificazioni, che ora troverà sulla sua strada l’esperto cipriota Marcos Baghdatis. Nella parte alta del draw, quella presidiata da Nole Djokovic per intenderci, approdano al terzo turno Jo-Wilfried Tsonga e John Isner, entrambi lasciando per strada un set. Il francese, nona testa di serie, doma l’australiano James Duckworth per 64 36 63 64 e come prossimo ostacolo avrà il sudafricano Kevin Anderson, numero 23 del seeding, impostosi sul canadese Vasek Pospisil con il punteggio di 76 (3) 64 64. Il gigante statunitense, 20esima testa di serie, nonostante qualche fastidio al ginocchio, piega per 63 64 67(10) 63 il tenace belga Steve Darcis, proveniente dalle qualificazioni: prossimo avversario il britannico Kyle Edmund, che dopo la lezione rifilata all’esordio a Richard Gasquet (numero 13 del seeding) ha confermato la propria solidità sbarazzandosi del giovane americano Ernesto Escobedo (75 64 64 lo score). Avanza anche Marin Cilic, numero 9 del mondo e settima forza del tabellone (61 62 63 all’ucraino Sergiy Stakhovsky, numero 92 Atp) dimostrando di trovarsi a suo agio sui campi della Grande Mela, dove ha fatto centro nel 2014 ed è stato semifinalista dodici mesi fa. Djokovic, insomma, è avvisato…

DONNE

Prime vere sorprese agli Us Open femminili, ultimo Slam del 2016 in corso sul cemento newyorkese di Flushing Meadows. Nella terza giornata sono uscite di scena, infatti, la spagnola Garbine Muguruza, eliminata dalla lettone Anastasia Sevastova, e la russa Svetlana Kuznetsova, messa ko da una ritrovata Caroline Wozniacki. Prova di concretezza della Kerber, avanza anche la Kvitova: si rivede Belinda Bencic. Dal trionfo al Roland Garros, per la spagnola sono state solo delusioni, con un piccolo segnale di ripresa a Cincinnati dove ha raggiunto le semifinali. Nel suo debutta newyorkese la Muguruza, terza favorita del seeding, aveva faticato parecchio per superare la belga Elise Mertens, numero 214 del ranking mondiale, proveniente dalle qualificazioni. E contro un’avversaria solida come la lettone Anastasija Sevastova, numero 48 Wta, la spagnola è stata costretta a salutare gli Us Open. La partita comincia senza sussulti, ma con qualche errore di troppo da parte della Muguruza che però nel quinto gioco riesce a sfruttare al meglio la prima palla-break. Nell’ottavo game la Sevastova rimette le cose a posto ma nel gioco successivo cede ancora la battuta. Garbine va a servire per il set sul 5-4 ma invece di chiudere subisce un parziale di tre giochi consecutivi ed il set finisce nelle mani della 26enne di Liepāja. La lettone porta a sei i giochi di fila conquistati volando sul 3-0 della seconda frazione. Qui però la tensione dell’impresa che sta per realizzare le fa venire un po’ di “braccino”: la lettone serve due volte per il match ma non riesce a chiudere, Garbine si fa sotto ma al momento di piazzare la zampata per riagguantare la sua avversaria cede per l’ennesima volta la battuta e la Sevastova chiude per 7-5, 6-4. Anastasija può guardare ancora più lontano visto che al prossimo turno è attesa dall’ucraina Kateryna Bondarenko.

CAROLINE OK

Per Wozniacki in questa stagione, a dir poco travagliata (vedi l’infortunio al piede), vincere due partite di fila nello stesso torneo è già una notizia: le era riuscito a Sydney, a gennaio (quando poi era arrivata fino in semifinale), a Doha, a Monterrey e a Eastbourne. Un po’ poco per una ex numero uno del mondo. A New York però, dopo i rischi del match d’esordio contro la statunitense Taylor Townsend, numero 146 del ranking mondiale, proveniente dalle qualificazioni, la danese ha messo a segno la vittoria più importante di questo 2016 eliminando per 6-4, 6-4 la russa Svetlana Kuznetsova, numero 10 Wta e nona testa di serie (“Caro” è attualmente numero 74 del ranking mondiale). E pensare che Sveta – campionessa a Flushing Meadows nel 2004 ed ancora finalista nel 2007 – nel primo set è stata avanti 4-0 con palla per il 5-0 … prima si subire un parziale di sette giochi di fila. Prossima avversaria per Caroline, che proprio a New York ha raggiunto le sue uniche due finali Slam (nel 2009 e nel 2014), la rumena Monica Niculescu, che ha concesso un game soltanto alla connazionale Ana Bogdan (60 61). Gli Us Open sono il torneo che potrebbe portare la Kerber sul trono mondiale, regalandole un’altra possibilità dopo quella sprecata a Cincinnati. Sempre che Angie non si faccia prendere da mille paure. Ad ogni modo la 28enne mancina di Brema, numero due del seeding, ha archiviato anche la pratica secondo turno, superando la croata Mirjana Lucic-Baroni per 6-2, 7-6(7). Brava la tedesca a rimanere concentrata dopo un primo set dominato ed a salvare ben tre set-point nella seconda frazione, uno nel decimo gioco e due nel tie-break, senza farsi trascinare in un terzo set potenzialmente pericoloso. La Bencic a New York ha già raggiunto i quarti nel 2014, a soli 17 anni. Quest’anno la stellina elvetica non ha neanche avuto il tempo di festeggiare l’ingresso tra le top-ten (numero 7, lo scorso febbraio) che ha dovuto fare i conti con una lunga serie di problemi fisici, soprattutto alla schiena. Proprio per questo il 63 62 rifilato alla tedesca Andrea Petkovic assume un valore particolare, e non solo perché permette a Belinda di qualificarsi per il terzo turno a Flushing Meadows per il terzo anno di fila. Prossimo ostacolo la britannica Johanna Konta, 13esima testa di serie, che ha avuto qualche problema a sbarazzarsi della bulgara Tsvetana Pironkova (62 57 62). Kvitova a New York ha giocato bene solo lo scorso anno, raggiungendo i quarti prima di andare a sbattere contro Flavia Pennetta. La ceca, 14esima favorita del seeding, alla nona apparizione sui campi di Flushing Meadows, ha sconfitto per 76(2) 63 Cagla Buyukakcay, prima giocatrice turca nel main draw dello Slam newyorkese. Nel primo set la due volte campionessa di Wimbledon fa e disfa a proprio piacimento come sua – pessima – abitudine: Petra allunga fino al 5-2 prima di un black-out che permette alla 26enne di Adana di rimettere tutto in discussione (5-5) . Il set si decide al tie-break: la turca sale 2-0 ma la ceca infila sette punti consecutivi. Seconda frazione più semplice per la Kvitova che brekka la sua avversaria al settimo ed ancora al nono gioco. Prossima avversaria per lei l’ucraina Elina Svitolina, 22esima testa di serie, contro la quale dovrà giocare un tennis più continuo per sperare di poter andare ancora avanti nel torneo.