Tante, tantissime le sfide in programma agli US Open 2016, suddivise in diversi campi, con alcune particolarità e punti in comune.

RIPRESI PERENNEMENTE DALLE TELECAMERE

Cambiata per tutti la combinazione dei colori nel 2005, passando dl verde a un blu elettrico, con un verde chiaro per il contorno esterno del campo. Da quell’anno in poi vengono sempre impiegate queste due cromature. Modifiche che aiutano i telespettatori a seguire meglio il movimenti della palla da tennis, così da non perdersi nulla dei confronti. Ciascuno di essi beneficia della superficie acrilica DecoTurf ammortizzata e possiede una copertura televisiva.

ARTUR ASHE STADIUM

Impianto per antonomasia l’Arthur Ashe Stadium. Intitolato al tennista afroamericano Arthur Ashe, che vinse il primo Slam statunitense dell’era Open (1968), primo anno che era permesso ai professionisti di giocare. Inaugurato nel 1997, l’impianto rimpiazzò il Louis Armstrong Stadium come campo centrale del torneo. La struttura – che costò 254 milioni di dollari per la costruzione – presenta 22.547 posti a sedere individuali, 90 suites di lusso, 5 ristoranti e un salone per i giocatori a due livelli, rendendolo il più grande campo di tennis all’aperto mai costruito al mondo. Data la sua posizione vicino al Citi Field, la sede dei New York Mets, tutti questi stadi sono collegati da 7 treni della linea metropolitana Mets-Willets Point. Spesso criticata la sua mancanza, da quest’edizione è utilizzabile il tetto retrattile, prezioso per far fronte al possibile maltempo.

GLI ALTRI CAMPI

Il secondo campo è il Louis Armstrong Stadium, inaugurato nel 1978, completamente rinnovato rispetto all’originale Singer Bowl. Capacità di picco vicina ai 18.000 posti a sedere prima della riduzione a 10.000 dopo l’apertura dell’Arthur Ashe Stadium. Terza stadio più grande il Grandstand Stadium, che è attaccato al Louis Armstrong Stadium. I campi 4, 7, e 11 hanno ciascuno una capienza di oltre 1.000 posti.