L’Italia chiude al terzo posto la sua Confederations Cup, battendo per 5-3 dopo i calci di rigore l’Uruguay di Cavani. Decisivo, nella lotteria finale, Gianluigi Buffon, che riscatta un torneo opaco neutralizzando tre rigori su quattro della Celeste, quelli di Forlan, Caceres e Gargano. Per gli azzurri a segno Aquilani, El Shaarawy e Giaccherini. La gara si era chiusa sul 2-2 al termine di 120′ estenuanti quanto inutili (trattandosi di torneo amichevole), punteggio già fissato al 90′ dalla quasi doppietta di Diamanti (il primo gol azzurro è in realtà di Astori) e dalla doppietta vera di Edinson Cavani.

Prandelli è costretto a virare su una formazione sperimentale, privo com’è della dorsale Barzagli-Pirlo-Balotelli: largo a un 4-3-3 anomalo, con Candreva nei tre in mediana e Gilardino ad aprire spazi per Diamanti ed El Shaarawy. Il Faraone depresso è uno degli osservati speciali di questa partita e la sua risposta iniziale è in linea con il caldo umido di Salvador (si gioca alle 13 locali, complimenti): torpida e prosciugata. È comunque un’Italia più che discreta, la cui difesa inedita non traballa di fronte al tridente Suarez-Forlan-Cavani, uno più temibili a livello internazionale. Dopo un paio di tentativi di Candreva, al 24’ gli azzurri passano in vantaggio con merito. La rete è di Astori (…), ma gran parte del merito va a Muslera: l’ex laziale giudica fuori una punizione velenosa di Diamanti, la palla sbatte prima sul montante e poi sulla sua schiena, prima del tocco da zero centimetri del difensore del Cagliari, al primo gol in nazionale. L’Uruguay pareggia subito dopo, ma Cavani è in netta posizione di offside. El Shaarawy prova a scuotersi, ma ci si mette anche la sfortuna: prima Muslera e poi Rios salvano su altrettanti tentativi quasi a botta sicura. La squadra di Tabarez combina pochino e Buffon non si spaventa mai, se si esclude uno strano passo di danza di Chiellini, leggiadro come un’otaria in secca, che per nostra fortuna l’arbitro non rileva per ciò che era, ovvero fallo di mano e calcio di rigore.

Sale, a inizio ripresa e tutta in una volta, la stanchezza post-supplementari con la Spagna. L’Uruguay alza il pressing e l’Italia non riesce più a imbastire uno straccio di manovra, perdendo un pallone sanguinoso dopo l’altro: su uno di questi (colpevole Astori), Gargano si fa venti metri di discesa solitaria prima di servire al piattone di Cavani la possibilità di far secco Buffon. La squadra di Tabarez è padrona del campo e Buffon deve compiere altri due interventi decisivi su Forlan, uno, di piede, assolutamente straordinario. Proprio nel momento peggiore, però, gli azzurri pescano il jolly, ancora una volta grazie a uno splendido calcio di punizione di Alessandro Diamanti, questa volta senza collaborazione altrui. È il 28’ e la gara sembra mettersi sui binari giusti, per l’Italia. Falso allarme: dopo 5’ Cavani sigla la sua doppietta personale imitando Diamanti su calcio piazzato, con Buffon che imita Muslera in una non-parata. Supplementari, per la gioia dei compagni stremati e di chi ha appetito.

I 30′ di extratime si giocano a un ritmo talmente blando da lasciarti il tempo per meditare sui Grandi Misteri della vita, tipo: perché diavolo un torneo amichevole debba prevedere una finale per il terzo e quarto posto? O ancora: perché l’arbitro non ci fischia un rigore contro? Va benissimo, per carità, ma dopo il fallo di mano di Chiellini del primo tempo, ecco il calcione di Aquilani del primo tempo supplementare. Le proteste uruguayane sono più che legittime. Montolivo si fa cacciare per doppia ammonizione al 110′, ma il risultato non cambia. Si va ai calci di rigore e questa volta dice bene a noi.