Non è tutto oro quel che luccica. Sulla vittoria schiacciante di Brock Lesnar contro Mark Hunt a UFC 200 cala l’ombra del doping. Un test fatto dalla U.S. Anti-Doping Agency (USADA) il 28 giugno sul campione di wrestling ed ex-campione pesi massimi UFC avrebbe riscontrato una sostanza dopante.  I risultati sono stati resi noti il 14 luglio, motivo per cui Lesnar ha potuto combattere il 9 luglio ad UFC 200.

A questo punto, come ricorda Fox Sports, è molto probabile che Lesnar richieda un test su un campione B e che successivamente possa ricorrere in appello. Nel comunicato pubblicato dalla UFC  non ci sono molte informazioni su quale sia la sostanza dopante trovata nel sangue di Brock Lesnar, né si sa quale possa essere il periodo di squalifica comminato al lottatore che stanti i suoi 39 anni potrebbe aver disputato il suo ultimo incontro contro Hunt.

E pensare che proprio Lesnar aveva definito “non professionale” Jon Jones alla notizia del positività a una sostanza dopante dell’ex campione massimi leggeri UFC. Una violazione che a Jones è costata l’esclusione da UFC 200 e potrebbe comportare due anni di sospensione dall’attività.

Adesso le stesse parole potrebbero calzare a pennello anche al peso massimo che più di tutti ha calamitato l’attenzione dei media e dei fan, divenendo il fighter più pagato in UFC proprio grazie al suo ritorno (e vittoria) nella gabbia contro Mark Hunt.

Se l’attività di fighter di arti marziali miste in UFC potrebbe essere definitivamente terminata per Lesnar, non ci sono problemi invece per la sua carriera di wrestler in WWE. Brock potrà scontare al massimo un mese di sospensione nella WWE e dunque non dovrebbero esserci problemi a tornare in azione sul ring contro Randy Orton a SummerSlam New York del 21 agosto prossimo.