Sei mesi di condanna per razzismo. La sentenza dell’Uefa per Carlo Tavecchio è arrivata ma la posizione del presidente federale cambia poco. A parte la figuraccia, s’intende, che ha fatto il giro del mondo in pochi minuti. La decisione è molto politica e simbolicamente significativa per via di quelle frasi (Optì Pobà e mangiabanane) che l’Uefa ha accertato essere razziste. Tavecchio non può ricoprire nessuna carica ufficiale né essere eletto in un organismo Uefa nei prossimi 6 mesi e non potrà partecipare al Congresso del 24 marzo 2015 che vedrà la rielezione di Platini.

La sua ineleggibilità era comunque già decisa dall’anagrafe (il limite è 70 anni e Tavecchio ne ha 71) e il numero uno della Figc si era già dimesso dalla Commissione Uefa del calcio giovanile contestualmente all’elezione. Tavecchio (foto by InfoPhoto) è stato punito in base all’articolo 14.1 del codice disciplinare Uefa per “l’insulto alla dignità umana per colore della pelle, razza, religione, origine etnica” che “comporta una squalifica di almeno 10 giornate, o a tempo, o altre misure appropriate”.

La misura più significativa è quasi paragonabile al “recupero sociale”: organizzare un evento speciale in Italia per accrescere la consapevolezza della lotta contro il razzismo.Meglio dimostrare le cose con i fatti” avrà forse pensato la Disciplinare Uefa, che però non può mettere becco sulle questioni italiane visto che le frasi infelici sono state pronunciante a un evento della Lega Nazionale Dilettanti. Dunque il buon presidente federale potrà tranquillamente andare in tribuna e negli spogliatoi durante le partite della Nazionale.

In Italia il procuratore Palazzi ha archiviato l’inchiesta come se non fosse mai accaduto niente. Forse anche per questo si spiegano i sei mesi di condanna Uefa. E la decisione sarebbe stata probabilmente più dura se Tavecchio, quando ha pronunciato quelle parole, fosse già stato eletto presidente e non solo candidato. I parlamentari Pd reclamano ancora le sue dimissioni ma il numero uno della Figc non si muove: “Non voglio commentare la decisione dell’Uefa, la accetto e non farò ricorso, non cambia di nulla la mia posizione in Figc”.

Un cambio al vertice, invece, sarebbe ben auspicabile ma i pochi schierati contro Tavecchio (?) non paiono in grado di fare il ribaltone: tra questi Juve e Roma che se le sono dette di ogni dopo la gara di sabato allo Juventus Stadium. Il presidente dell’Aic, Damiano Tommasi, non nasconde la sua amarezza: “Non sono stupito dalla decisione dell’Uefa tantomeno dal fatto che per la Federcalcio italiana non cambi nulla. Una sentenza non si valuta solo in base a quel che si può fare o non fare, ma a quello che si è fatto”. L’asse Lotito-Galliani-Preziosi è più che mai saldo. “Bisogna minimizzare” fa sapere il patron biancoceleste. E chiudere gli occhi come sempre. Per fortuna ci sono i social. Dopo Juventus-Roma, un’altra triste puntata di un calcio sempre più lontano da quello che dovrebbe essere il vero sport.

Paolo Sperati su Twitter Facebook e Google+