Tre punti, un Balotelli da leccarsi i baffi e ampi stralci di bel gioco: questa sarebbe stata la sintesi di Udinese-Milan, se la partita fosse finita al 45’. Peccato che negli occhi sia rimasta anche la seconda parte di gara, che ha visto i rossoneri, avanti di tre reti, farsi inghiottire dalla voglia di rimonta della squadra di Colantuono quanto dalle proprie falle tattiche e psicologiche, e andare a un passo dal gettare al vento quanto di buono costruito nel primo tempo. Il ribaltone non riesce e alla fine Mihajlovic può godersi il secondo successo consecutivo per 3-2, anche se il cartello dei lavori in corso è ancora ben lungi dal poter essere tolto.

E dire che era iniziata bene, neanche fosse stato il serbo a scrivere la sceneggiatura. Due anni e otto mesi più tardi dal suo primo esordio con il Milan, Mario Balotelli ritrova la maglia da titolare ancora una volta contro l’Udinese, e fa niente se i colori sono quelli orripilanti della terza divisa (o della nazionale sudafricana di rugby, fate voi). E se in quella gelida sera di febbraio ci vollero 25 minuti per avviare il suo contagol rossonero, questa volta gliene sono bastati meno di cinque: giusto il tempo per procurarsi una punizione dal limite dell’area (ma defilato sulla sinistra) e di trasformarla con una superlativa conclusione a giro sotto l’incrocio dei pali. Il ritorno al gol di Mario dopo 521 giorni dall’ultima volta spiana la strada ai rossoneri, nel primo tempo davvero somiglianti all’idea di squadra presente nella testa del suo allenatore, e qualche minuto dopo arriva addirittura il raddoppio, se possibile ancora più bello: lancio millimetrico di Montolivo per Bonaventura che stoppa di petto in area e con un sinistro elegante infila sul palo lontano. 0-2 e partita (apparentemente) chiusa dopo 11’, roba da non credere. Da qui si fa più facile, com’è ovvio che sia. Funziona tutto: da un Calabria sempre più sorprendente, perfino nelle vesti di rifinitore (vedasi filtrante al bacio per Bacca), a un De Jong che non sfigura nel ruolo di mezzala, a un Bonaventura che risulta prezioso in ogni zona del campo come un altro glorioso figlio di Bergamo di nome Roberto (Donadoni), passando naturalmente da un Mario in palla come poche altre volte. Tutto talmente bello che quasi non ci si accorge di un Bacca molliccio, che quasi non ci si sorprende che il terzo gol lo segni addirittura Cristian Zapata in chiusura di frazione.

Sono i cambi a ribaltare il match: quello di Colantuono, che a costo di esporsi al rischio di un’imbarcata mette dentro la terza punta (Duvan Zapata), e quello di Mihajlovic, che al 4’ della ripresa toglie incomprensibilmente Calabria per far spazio a un Alex triassico, con lo Zapata milanista dirottato sulla destra. Sarà un caso, ma stavolta è l’Udinese ad andare in gol due volte in meno di un quarto d’ora, sempre su azioni sviluppate sull’out destro. Imbarazzante la disposizione difensiva rossonera sia sulla rete di Badu che su quella di Zapata, entrambi liberi di calciare a botta sicura, e angosciante il modo in cui tutta la squadra sia piombata nel timor panico, come se gli spettri di Istanbul fossero impossibili da esorcizzare anche a 10 anni di distanza. L’Udinese, dapprima incredula, a questo punto è convinta di poterla davvero riprendere e inizia a stringere d’assedio un Milan che nel frattempo si è contratto, tremebondo, all’interno della propria trequarti. Sinisa corre ai ripari: fuori Honda, dentro Poli e si passa al 4-4-2 scolastico, l’aspirina ideale contro i tremori dell’autunno e della fifa. In effetti, la squadra di Colantuono si sgonfia col passare dei minuti e l’ingresso di Luiz Adriano per l’impalpabile Bacca aiuta ulteriormente il Milan in fase di pressing e protezione palla. Questo non impedisce ai bianconeri di sfiorare due volte il pareggio a cavallo del 90esimo, sempre sugli sviluppi di un calcio d’angolo, con una fucilata di Fernandes (espulso poco dopo per doppio giallo) alzata da Diego Lopez e un colpo di testa a lato del maliano Wague. Il Milan si salva e si prende tre punti d’oro, insieme alla sensazione dolceamara di una serata in cui i punti di fragilità di questa squadra sono parsi ancora evidenti quanto i suoi progressi.