Una rete di Totò Di Natale condanna un Milan brutto, molle e inconcludente alla sua seconda sconfitta consecutiva, la quinta da quanto Seedorf è in panchina; un successo più che meritato, per gli uomini di Guidolin, che beffano nuovamente i rossoneri, già eliminati in Coppa Italia, con una prova di grande umiltà e buona organizzazione: tutto l’opposto di quanto mostrato da Montolivo e compagni, costretti a rimandare a data da destinarsi qualunque velleità di rimonta per un posto nell’Europa che (non) conta.

Il Milan che scende in campo al Friuli è per 6-7 elementi diverso da quello che proverà l’impresa al Calderon di Madrid. E meno male. Di fronte alla peggior Udinese dell’era Guidolin, i rossoneri giocano un primo tempo che assomiglia molto, per ritmo e distanza tra i reparti, a quello di un mesetto fa: colpa soprattutto dei tre uomini scelti da Seedorf per supportare Pazzini, ovvero Robinho, Birsa e Honda, che proprio non hanno l’intensità dei titolari Taarabt, Kakà e Poli. Di occasioni il Milan ne crea, sia chiaro, quasi tutte lungo l’asse De Sciglio-Pazzini: in almeno tre occasioni il terzino rossonero libera il Pazzo per la deviazione vincente, ma un po’ l’imprecisione, un po’ i riflessi felini del giovanissimo Scuffet (in particolar modo alla mezz’ora), impediscono al numero 11 di portare in vantaggio i suoi. Anche l’Udinese ha un paio di chance interessanti, anche perché quella che con Allegri era la coppia di centrali titolari, Zapata-Mexes, fa di tutto perché Seedorf preferisca altri, ma senza ferire. Il primo tempo si chiude con l’anonimo punteggio con cui era iniziato.

Magari non sembra, ma quella appena raccontata è la parte migliore del match, almeno per i tifosi del Diavolo. I secondi 45’ rossoneri sono un flashback delle peggiori versioni del Milan di Allegri nelle ultime due stagioni, un inno all’impotenza, al disordine e alla rassegnazione. Un colpo di testa di Robinho ben respinto dall’attento Scuffet dopo una manciata di minuti è l’ultimo segno di vita della squadra di Seedorf, che gradualmente si spegne come un fiammifero sotto una campana di vetro. Una follia di Mexes in disimpegno, che Widmar e Di Natale non sfruttano a dovere, convince i bianconeri che non è poi così difficile far paura all’avversario. È il preambolo del gol-partita: Bruno Fernandes, Pereira e Di Natale si prendono gioco dell’intera retroguardia rossonera con una triangolazione palla a terra che consente al veterano di Guidolin di firmare a porta vuota la sua rete che decide il match (67′), il 185esimo in Serie A di cui 12 al Milan. Drammatica, nell’occasione, non solo la disposizione dei difensori ma anche il loro livello di concentrazione.

Seedorf butta dentro prima Essien, poi Balotelli e infine Taarabt, ma nemmeno questo serve a risvegliare dal coma la sua squadra, che non va oltre un colpo di testa del ghanese respinto dal portierino bianconero. Seconda sconfitta di fila per i rossoneri, stavolta senza nemmeno l’alibi del buon gioco o della cattiva sorte. L’Europa League è un miraggio: senza un miracolo a Madrid, che alla luce di quanto visto oggi è meno probabile di un’invasione degli ultracorpi, la stagione è già finita a metà marzo.