In principio fu Ottavio Bottecchia, che i francesi ribattezzarono “Botescià”, primo italiano a vincere la Grand Boucle, ci riuscì nel 1924-25, nel primo caso portando la maglia gialla dal primo all’ultimo giorno, nel secondo staccando il suo avversario più “vicino” di 54′… Poi arrivò l’epoca di Bartali&Coppi e chissà quanti Tour de France avrebbero vinto senza l’interruzione per la Seconda Guerra Mondiale. Gino, toscano verace, perse il Giro di Francia del ’37 per una caduta e un volo in un torrente, quand’era maglia gialla, ma si rifece nel 1938, con un attacco mitico sull’Izoard. Poi aiutò gli ebrei durante la Guerra e quindi rivinse il Tour, nel 1948, a 34 anni, 10 anni dopo (impresa mai più ripetuta) rimontando un distacco di 21’28” da un giovane Louison Bobet, che poi avrebbe conquistato tre Tour consecutivi, molti anni dopo. Nel 1949 e nel 1952 le doppiette di Coppi, nel primo caso dopo aver recuperato un distacco di oltre 30′ accumulato nelle prime tappe e soprattutto a St. Malo. Tante le imprese mitiche, anche a cronometro, sull’alpe d’Huez, da lui battezzata, sul Puy de Dome, ad Aosta…

CLASSIFICHE

PERCORSO&TAPPE

SQUADRE

STORIA

Gastone Nencini, altro toscano, vinse il Giro d’Italia nel 1957 e il Tour de France, senza Anquetil, tre anni più tardi, con un solo degno rivale, il francese Riviere, caduto purtroppo in un burrone durante una discesa proprio per inseguire Nencini. Vita salva, ma carriera troncata. E a Parigi gli italiani fecero doppietta quell’anno, con Battistini secondo in classifica. Come doppietta sarà nel 1965, con Gimondi primo e Motta terzo. Felice, bergamasco di Sedrina, 23 anni, neo-professionista, all’esordio al Tour allora, venne schierato dalla Salvarani, la sua squadra, solo per il forfait di un compagno di squadra. Ma porterà la maglia gialla per 19 giorni, vincendo tre tappe, due a cronometro, e difendendosi sul Ventoux dall’attacco di Poulidor. Infine Marco Pantani, primo nel 1998, l’anno della doppietta Giro-Tour. In Francia regala l’impresa nella tappa di Les Deux Alpes, staccando di nove minuti il vincitore dell’anno precedente, Ullrich, spiccando il volo sul Col du Galibier. Poi 16 anni di vuoto, fino al Nibali odierno. Dal pirata allo squalo.

CRESCENDO – La carriera di Vincenzo, che stasera festeggerà in un locale in centro a Parigi, con 150 invitati, è stata un crescendo unico dal Giro 2010, chiuso al terzo posto, passando per la Vuelta vinta nello stesso anno, il secondo posto (dopo la squalifica di Contador) alla Corsa Rosa 2011, il podio al Tour 2012 (dietro Wiggins e Froome), il trionfo al Giro 2013. In mezzo, tante altre vittorie, al Trentino, alla Tirreno-Adriatico, al campionato italiano, e imprese sfiorate, alla Sanremo, al Mondiale, alla Liegi-Bastogne-Liegi. A 15 anni si è trasferito dalla sua Sicilia in Toscana per inseguire il sogno di essere un campione in sella. Realizzato. In questo Tour ha conquistato quattro tappe, un secondo, due terzi, un quarto posto. E’ stato in maglia gialla per 19 giorni su 21, il che porta a 55 i suoi giorni da leader in grandi giri, 16 in rosa (più due a tavolino) e 20 alla Vuelta. Dopo oltre 90 ore di corsa con distacchi abissali inflitti agli avversari.

SEMPLICE – Il trionfo di un campione normale, potremmo definirlo, non certo in bici, ovviamente, ma fuori: niente slanci dialettici, niente tatuaggi, una moglie che è una ragazza appunto normale e che lo ha da poco reso papà, niente “selfie” stravaganti, niente auto di lusso,  parole misurate e comunque non banali, tanto lavoro, sacrifici, sere a letto presto, un affetto sincero per Marco Pantani e la sua famiglia. Un italiano semplice scrupoloso e vincente, ne dovrebbero nascere di più così. Fatti, non parole. Da oggi, entra nella storia dello sport di casa nostra dalla porta principale.

Semplicemente, grazie.