PARIGI - “Ventaglione del Tritello” per chi ascolta i mitici Berton e Magrini su Eurosport Italia… Oppure, entrando nello specifico, nelle varie lingue si dice “Eventail”, “Abanico”, “Echelon”, “Waaier”, per tutti gli italiani, semplicemente, Ventaglio! E’ stato il grande protagonista della tredicesima tappa della Grand Boucle e soprattutto, in una settimana piatta come le tappe che l’hanno caratterizzata, o quasi, la seconda del Tour 2013, ha ridato vita all’edizione n.100 del corsa ciclistica più famosa al mondo, un’edizione un po’ in tono minore fino a venerdì 12 luglio, ma che grazie a questa tappa, clamorosamente e inaspettatamente spettacolare, verrà comunque ricordata.

In ogni caso, come fatto per il bilancio della prima settimana di Tour de France, andiamo con ordine…

Lunedì scorso la classifica generale era la seguente:

MAGLIA GIALLA:

1° Chris Froome (GBR) in 36h59’18”

2° Valverde (SPA) a 1’25”

3° Mollema (OLA) a 1’44”

Oggi, sette giorni più tardi, lunedì 15 luglio, è questa:

MAGLIA GIALLA:

1° Chris Froome (GBR) in 74h25’49”

2° Mollema (OLA) a 4’14”

3° Contador (SPA) a 4’25”

Il riassunto dei fatti.

Martedì 9 luglio, tappa con arrivo a Saint-Malo, per velocisti, siamo nel Nord della Francia, o, meglio, ci avviciniamo al Nord della Francia, dove il vento fa la differenza e lo scopriremo presto. Diciamola tutta: 191,3km di noia, 5,7 di fuoco e fiamme, con i cinque fuggitivi di giornata cotti a fuoco lento e Lotto, Orica e Omega a lavorare per lo sprint finale. Arrivano i “treni” dei vari velocisti, isolati. E’ la tappa del contatto “sospetto” tra Cavendish e Veelers, in volata, e giustizia vuole (ammesso di considerare il britannico colpevole…) che verrà vinta dal nuovo fenomeno degli sprint, il tedesco Kittel, compagno di squadra proprio di Veelers nella Argos. Veelers alla fine è fortunato, dopo la spallata di “Cav” (non punito dalla giuria) se la cava con qualche graffio e tanta rabbia, ma nulla più. Kittel brucia invece Greipel e la mente è poi andata per un po’ a Roberto Ferrari e alle polemiche del Giro 2012… Kittel ha 25 anni, 3 in meno di Cavendish e 5 in meno di Greipel, il futuro sembra tutto suo. Al via Chris Froome, padrone del Tour, ha incontrato il francese Robert Marchand, 101 anni, record dei centenari, un anno fa in bici per 100km a 23km/h di media… Inoltre ha firmato il rinnovo con Sky fino al 2016.

Mercoledì 10 luglio, crono individuale di 33km, da Avranches a Mont Saint-Michel, con qualche “saliscendi” iniziale e poi solo pianura, anzi, leggermente in discesa. Lo scenario è splendido, il copione chiaro: Froome contro tutti. Sorprese? Nessuna. Il britannico riscrive la storia, spinge un mostruoso 58×11 con una potenza media di circa 480 watt. Il “keniano bianco” si mangia i 33km in 36’41”, alla strepitosa media di 53,975km/h, nella tappa vinta, come da pronostico, dal 28enne tedesco Tony Martin, che ha conquistato tutte le tappe a cronometro corse nel 2013, tra Algarve, Tirreno-Adriatico, Giro dei Paesi Baschi, Giro di Romandia, Giro del Belgio e Delfinato… Il britannico irrobustisce il suo vantaggio su Valverde e Contador, allontana Quintana,” elimina” Rodriguez e Cadel Evans e ritrova il fido Richie Porte. Mollema prende poco meno di 2′, lo stesso Valverde 2′, Quintana 3′ e 16”… E il Tour sembra definitivamente concluso con largo anticipo. Alberto Contador, vincitore di due Tour in carriera, uno che non si arrende mai, sentenzia: “Sono a quasi 4′ da Froome, non è certo la migliore situazione. Ma nella terza settimana, sulle Alpi, andrò più forte perché ogni giorno ho l’impressione di migliorare. Froome era il favorito, non è una sorpresa, è di un livello nettamente superiore, ma nel ciclismo le cose possono cambiare ogni giorno“.

Giovedì 11 luglio, arrivo a Tours, Marcel Kittel brucia Cavendish con una volata geniale, sempre a ruota di “Cav” tranne nell’ultimo metro, e centra il 14° successo stagionale, il 5° dei tedeschi al Tour 2013 (3 Kittel, 1 Greipel e Tony Martin). Si pensa al Ventoux di domenica 14 luglio, festa Nazionale in Francia, e basta, la mente è rivolta a quella tappa. Nessuno sa che sta per succedere un mini-terremoto.

Venerdì 12 luglio, in teoria tappa per velocisti se ce n’è una, da Tours a Saint Amand Montrond, 173km e un colle di quarta categoria, Cote de Crotz, al km 77,5. Per il resto, calma piatta. E torniamo all’incipit del pezzo: ecco il ventaglio, il vero protagonista. I maestri di questa tattica sono olandesi e fiamminghi, perché lassù sennò in bici non campi, con il vento che tira. E infatti non siamo poi così lontani da quelle zone. Quando soffia vento laterale, i corridori si dispongono uno di fianco all’altro, e ruotano velocemente, come un ventaglio, appunto. Se non ti ripari e perdi la ruota giusta, fai più fatica che in salita. E così accade. La tappa più pazza del Tour eccola qua e non capita sempre, negli anni’90 era più frequente. Ricordate Bugno, Chiappucci e Lemond, nella prima settimana del Grand Boucle 1992? Rubarono 2′ a Indurain, vincitore nel ’91, in pianura. Per poi prenderne più del doppio alla prima cronometro individuale, stra-dominata dal Navarro…

Il vento laterale lo aspettavano un po’ tutti, per provare un’azione di questo tipo. Ma non arrivava mai. Stavolta, invece, è con gli effetti abbondanti. Prima sventagliata al km 56 e la infligge l‘Omega-Pharma Quick-Step. Il gruppo si divide in tre parti, dietro rimangono anche Cunego, Voeckler e Kittel. La seconda al chilometro 84, con Valverde atterrato da una foratura (sportività o meno, succede. Ricordate Nencini beffato al Giro del ’55 per una… pipì, da Magni e Coppi, e lo stesso toscano poi che restituisce pan per focaccia alla Corsa Rosa del 1957, a Gaul e con l’aiuto di Bobet?). Ma lo spagnolo ci mette del suo. Invece di prendere la bici da un compagno, aspetta quella dell’ammiraglia. Operazione che richiede qualche secondo in più. Fatale. Il vento non perdona. Perderà 10′, uscendo definitivamente dalla classifica, lui che era secondo! Tira anche la Europcar, la squadra di Voeckler, e non si capisce bene il perché. Ma si sa che le alleanze nascono e muoiono in corsa.

La quarta sventagliata, ai -42km al traguardo, è un capolavoro della Saxo di Contador, che approfitta di un momento di rilassamento del gruppo e del Team Sky, e decide in un secondo di darsi da fare, portandosi sul lato destro della strada (il vento soffia da sinistra) e segando gli attaccanti in due tronconi. Davanti restano in 14, tra cui Contador, Mollema, Bennati, Tosatto, Cavendish, Sagan e compagnia bella. Cav è l’ultimo a saltare sul treno, aiutato e spronato da un suo fido scudiero. Kittel è lontanissimo. Resta giù Froome, che prima prova a inseguire in prima persona, poi mette alla frusta i suoi, ma è tardi. Il vantaggio decolla fino a 1’09”, al traguardo. Cavendish vince la tappa, Contador si rianima, l’azione è stata bellissima e ha fatto finalmente divertire tutti. Froome accusa il colpo, ma sembra comunque padrone del Tour. Di questa tappa si parlerà per anni. O forse no, perché tanto nulla è cambiato e cambierà…

E infatti.

Prima del Ventoux c’è tempo per la fuga. Finalmente. La tappa è la 14esima, Saint Pourcain sur Siousle-Lione, 191km. Mica un arrivo qualunque. In passato a Lione hanno vinto fior di italiani. E allora, direbbero i latini, “Sursum Corda”. Ovvero, in alto i cuori. Matteo Trentin, 23 anni, trentino giustappunto di nascita, si è imposto in una volata ristretta di un gruppetto di fuggitivi partiti praticamente al primo km. Il prossimo 2 agosto compirà 24 anni, è nativo di Borgo Valsugana e fa parte dello squadrone Omega Pharma, quello di Boonen, Chavanel, Cavendish e compagnia. Matteo ha un buon spunto veloce, si dice diventerà un ottimo corridore da gare in linea, prevalentemente sul pavè, ma per il momento ha il compito di imparare dai grandi e fare da apripista a Cavendish, penultimo uomo del suo treno pre-volata. La tappa è infarcita di salite, non difficili, ma che la rendono, come si dice in gergo, “nervosa”. “Cav” gli ha dato via libera e Matteo sceglie il Tour de France per conquistare la sua prima vittoria da professionista, tre anni dopo l’ultimo successo tricolore alla Grand Boucle, firmato Alessandro Petacchi. Che goduta! Dopo 3 anni e sei giorni… E dire anche il Tour non arrivava a Lione dall’11 luglio 2003, e quel giorno vinse ancora Petacchi. Evidentemente è destino…

Dopo l’intermezzo italico, parola di nuovo agli uomini di classifica. E’ il 14 luglio, festa Nazionale in Francia, domenica. I francesi non solo non hanno vinto una tappa, ma non hanno nemmeno piazzato un loro corridore tra i primi tre di una qualsiasi frazione. Si arriva sul Mont Ventoux, il colosso di Provenza, salita terribile in uno scenario di paurosa bellezza, senza vegetazione negli ultimi 5km abbondanti, dopo l’uscita dal bosco. Sul Ventoux Tommy Simpson, baronetto inglese vincitore di una Sanremo e un Mondiale, ha lasciato la vita, nel 1967, vittima del caldo, della fatica e, si disse, di in cocktail di anfetamine. Una stele lo ricorda, a 2 km dalla vetta. Sul Ventoux il mai dimenticato Marco Pantani ha ritrovato un po’ di gloria nel Tour del 2000, battendo Armstrong, nell’anno in cui vinse anche a Courchevel. Ci si potrebbe scrivere un libro, tranquillamente.

Ed ecco Chris Froome, il Tour è suo, non ci sono più dubbi. E’ lui il più forte, in salita e a crono. Lo scatto in faccia a Contador, dopo l’attacco ai -12 dalla vetta di Quintana, ha lasciato a bocca aperta tutti. Pedalata agilissima, una progressione che sembrava quasi in pianura per la facilità con cui saliva a più di 100 pedalate al minuto. Pazzesco. Quasi irreale.  Il britannico del Team Sky, nato in Kenya e cresciuto in Sudafrica, vince la quindicesima tappa, con arrivo proprio sul Mont Ventoux dopo 242 km nel giorno della festa nazionale francese, il 14 luglio. Nella tappa più lunga del Tour 2013. Froome arriva da solo sul Gigante della Provenza dopo essersi levato di ruota anche il miglior scalatore puro di questo Tour, il colombiano Nairo Quintana. Che arriva a 30″, davanti a Purito Rodriguez e Nieve. 

Rewind sull’erta finale. Richie Porte, nel suo Tour altalenante, fa un grande lavoro di selezione e disintegra il gruppo. Con lui restano solo i due grandi rivali, Froome e Contador. Lo spagnolo pare al limite, il britannico no. Quando mancano 7,3km al traguardo, Froome parte in quel modo pazzesco. Va a riprendere Quintana per poi staccarlo a 1.8 dall’arrivo dopo l’ennesima accelerazione. Dietro Contador trova un aiuto nel connazionale Nieve, ma finisce in calando e accusa 1’40″. E non riesce neppure a scavalcare Mollema nella generale, ora secondo a a 4’14″ da Froome e con 11″ di margine sullo spagnolo, che ora può pensare solo al secondo posto. Perché questo Froome in salita è imbattibile: il suo 47’40″ sugli ultimi 15 km, facilitato anche dal vento a favore, batte anche l‘Armstrong del 2002, che fermò i cronometri a 48’30″. Sipario.

Ma a Parigi manca ancora una settimana, e dopo il riposo odierno, ci divertiremo comunque: mercoledì crono-scalata, da giovedì a sabato tre tappe terribili sulle Alpi, doppia scalata all’Alpe d’Huez compresa.

Per il riassunto della prima settimana del Tour de France 2013, cliccare qui.

Per la presentazione del Tour de France 2013, cliccare qui.