Francesco Totti (foto by InfoPhoto) che torna in nazionale: è senza dubbio una delle suggestioni di queste prime settimane di un campionato con vista Mondiali brasiliani. Ci ha pensato lo stesso capitano giallorosso a rilanciare un tormentone vecchio di quattro anni: “Se a maggio sto bene, potrei non dire di no alla convocazione”. Un’apertura tiepida e tutt’altro che entusiastica, come d’altra parte è sempre stato il rapporto tra Totti e la maglia azzurra, ma che inevitabilmente ha scatenato il dibattito. Prandelli, da parte sua, non ci ha pensato due volte a raccogliere il guanto di sfida: “Totti è fantastico, se fossimo in prossimità del Mondiale lo convocherei senza dubbio”. E allora, la domanda sorge spontanea: è giusto che Cesare Prandelli porti Totti in Brasile?

Da un punto di vista strettamente etico – parola che al cittì piace parecchio, anche se a giorni alterni – la risposta dovrebbe essere “grazie, ma no grazie”. È stato Totti, dopo una carriera azzurra decisamente al di sotto delle aspettative, a dichiararsi ineleggibile per la nazionale dopo il Mondiale del 2006, quando aveva solo 30 anni ed era nel pieno della maturità tecnica: le fallimentari spedizioni di Euro 2008 e Sudafrica 2010 sono, da un certo punto di vista, ascrivibili anche al suo rifiuto di aiutare la causa. Inoltre, partecipare ai Mondiali fa piacere a tutti, sorbirsi le trasferte infrasettimanali in Moldova o in Finlandia molto meno: eppure, servono anche quelle. Facile alzare la manina quando il lavoro sporco se lo sono già sobbarcati gli altri. Ancora: a giugno Totti sarà vicino ai 38 anni, non proprio il miglior spot possibile per una nazionale nata sotto il segno della beata gioventù. Infine, impossibile dimenticare alcune sparate del tipo: “La Coppa Italia con la Roma meglio del trionfo mondiale con l’Italia”. Se ci limitiamo a queste considerazioni, insomma, il Totti-bis non s’ha da fare.

Ma, si sa, per noi realisti la ragion di Stato finisce sempre per prevalere. Al momento, al pari di Mario Balotelli (benché con modalità differenti), Francesco Totti è il miglior giocatore d’attacco italiano e, presumibilmente, lo sarà anche tra qualche mese. Che questo sia un elogio alla longevità del campione romano quanto una critica alla sterilità del nostro calcio, non v’è dubbio; ma il succo non cambia. In nessuno dei mondi possibili il commissario tecnico di una nazionale dovrebbe lasciar fuori i numeri uno, figuriamoci poi quando latitano le alternative credibili. Va bene tutto, ma Totti zoppo e bendato vale due volte Giaccherini o Candreva o Diamanti o Marchisio (trequartista), cioè i giocatori che ultimamente Prandelli ha scelto come supporting cast per Balotelli. Peraltro, stiamo parlando di una competizione che, per durata e struttura, non richiede necessariamente chissà quali sfoggi di vigore giovanile.

In definitiva: per noi, a denti stretti, è sì. Voi che ne pensate?

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