Il vino, si sa, più invecchia e più è buono. Una costante che viene spesso sottolineata dagli enologi di fama mondiale, di quelli di spessore, ma anche dai dilettanti o quasi. Uno degli sport che vede gli italiani primeggiare in questo contesto è quello di unire campi diversi per richiamare virtù eccellenti dei singoli: e dunque, ecco assurgere ad etichetta del “più invecchia, più è bravo” anche Francesco Totti, uno che di gol ne ha fatti tanti in carriera e che, forse, ha vinto troppo poco per la sua caratura agonistica.

Ma il calcio è fatto di scelte e la sua ha un nome preciso: Roma. Ha detto no in carriera a Real Madrid, Milan, Barcellona e Bayern Monaco, solo per citarne alcune, per rimanere fedele ai colori di una maglia e di una città: Roma, appunto. Cosa che l’ha fatto diventare un idolo, tanto da ricevere etichette (ecco che tornano…) quali “Ottavo Re di Roma”, oppure “Sor Francesco” e così via. Tutto bello, tutto molto bello: ma il calcio insegna che, prima o poi, tutto finisce.

Finisce l’amore per una maglia, finisce l’idillio con i tifosi e con la società. E Francesco Totti quest’anno ha avuto molti problemi: non tanto con chi la Lupa la segue dagli spalti, quanto con chi, invece, siede dietro la poltrona (ce le ricordiamo le dichiarazioni di James Pallotta sul paventato ritiro del Pupone?) e in panchina. Perché se la diatriba con Luciano Spalletti è sotto gli occhi di tutti, quella con la società viaggia sotto traccia ma non è da meno.

E come è finito l’amore tra il Milan e Maldini e quello tra Del Piero e la Juventus, giusto per dare solo due nomi di grandi campioni del recente passato, è giusto che termini anche quello tra il Francesco Totti calciatore e la Roma: ha senso avere in squadra un giocatore sì determinante (contro le piccole squadre, s’intende…) ma di 40 anni? Che può giocare al massimo 20 minuti a fronte di uno stipendio da top player?

No, secondo me non è giusto. Motivo per il quale deve essere lo stesso Francesco Totti a dire: basta, è ora di smettere. Perché una cosa, in questo caos calmo di parole, Tapiri d’oro e dichiarazioni al veleno, è chiara: è il calcio a non voler lasciare Totti. E non Totti a non voler lasciare il calcio. Certo è che, da tifoso o da opinionista super partes, fa un certo effetto vedere Spalletti non esultare dopo i due gol del capitano. Ha senso tutto questo? La risposta è tanto ovvia quanto scontata.

Anche dopo la grande prestazione contro il Torino, condita da due gol di cui uno su un rigore inesistente, è meglio che Totti chiuda in bellezza quest’anno piuttosto che fare un’altra stagione relegato tra panchina e tribuna.