Francesco Totti e il Milan sono stati vicini, molto vicini. A rivelarlo, e chi se no, è stato Adriano Galliani, intervenuto sull’argomento in occasione della consegna al capitano giallorosso del premio “Il bello del calcio”, dedicato dalla Gazzetta alla memoria di Giacinto Facchetti. “Lo abbiamo sognato“, ammette l’amministratore delegato dalla gialla cravatta, “ma non solo, abbiamo anche provato a prenderlo, quando era ragazzino, e lui lo sa, ma non ci siamo riusciti“. Una storia vecchia, a dire il vero, perché Galliani non ha mai nascosto la sua sconfinata ammirazione per il campione di Porta Metronia, lasciandosi sfuggire in più di una circostanza i propri infruttuosi tentativi di seduzione. Ma se l’attrazione fatale del Milan per Totti è cosa più o meno risaputa e consolidata nella memoria collettiva (e non c’era bisogno dell’ultimo intervento gallianesco per saperlo), meno noto è il fatto che anche lo stesso capitano giallorosso, a modo suo, ha ricambiato maliziosamente la strizzata d’occhio.

Totti al Milan, poteva succedere

In effetti, quella del Milan per Totti non è stata una fascinazione completamente a senso unico. Senza voler mettere in dubbio la fedeltà del Pupone per la causa giallorossa – e come si potrebbe, dopo cotanta carriera? – ci permettiamo di ricordare che, in almeno un’occasione, il capitano è sembrato vacillare di fronte al corteggiamento montante dell’allora via Turati. Nell’estate del 2003, col Milan fresco campione d’Europa, Totti rispose così alle dichiarazioni di Berlusconi: “Mi fa piacere che il premier pensi a me. Quando avevo 14 anni il Milan mi cercava. Poteva essere il mio presidente, potrebbe esserlo in futuro. Uno scudetto con la Roma non mi basta, io voglio vincere. Con la Roma, certo, ma se ci dovessero essere problemi…“. E i rossoneri, approfittando della crisi dei Sensi e di un contratto onerosissimo in scadenza nel giugno 2005, ci provarono davvero, sia quell’estate che in quella successiva, quando il sogno era quello di formare un tridente da stropicciarsi gli occhi, con Shevchenko e Kakà. Alla fine, però, Totti decise di legarsi per sempre alla sua Roma e al duo Berlusconi-Galliani, peraltro maestri nello smentire in pubblico ciò che tramano in privato, non restò che rifugiarsi nella favola della volpe e l’uva: “Totti è fantastico, ma le bandiere non si comprano“. E fa niente se con Alessandro Nesta, che comunque era stato messo sul mercato da Cragnotti, la storia finì diversamente.