Mentre Papa Francesco celebrava questa mattina la messa del Crisma, il suo omonimo collega, alias il pontefice di Porta Metronia, alias Francesco Totti (foto by InfoPhoto), festeggiava i suoi primi 20 anni di Serie A: tanti ne sono passati, parallelamente a 527 presenze e 226 gol, da quel giorno di primavera del 1993, quando Vuja Boskov fece esordire questo talentuoso pupattolo che dalla curva giallorossa era stato trapiantato direttamente all’Olimpico, pronto a diventare il più grande calciatore della storia del suo club, nonché il miglior attaccante italiano del dopo-Baggio.

La ricorrenza del Ventennio Tottista è stata salutata da tutto il mondo del calcio e non solo, a dimostrazione che il capitano giallorosso è un simbolo che oltrepassa il limes del calcio. Non c’è nulla che io possa aggiungere al coro di elogi per questo campione inestimabile, che peraltro negli ultimi tempi abbiamo più volte ricoperto di balsamo e ambrosia con fervore mistico, estasiati dalla nuda verità della sua classe che non conosce l’alterazione del tempo. Perché Totti, parafrasando un vecchio western, è “vecchio di anni ma giovane di ore”.

E allora, come l’invitato ubriaco che rivela un particolare sconveniente sullo sposo durante il banchetto nuziale, lasciatemi ricordare l’unica cosa che non ho mai perdonato a Totti. Quella frase, pronunciata alla vigilia di Manchester United-Roma dell’aprile del 2007, match di ritorno dei quarti di finale di Champions League poi disgraziatamente perso dai giallorossi per 7-1 – “sento più questa partita che la finale del Mondiale” – concetto poi ribadito un paio di mesi più tardi, dopo la conquista della Coppa Italia (“più emozionante del Mondiale”). Nessun giocatore al mondo, per quanto ne so io, baratterebbe la gloria del ritrovamento del Graal calcistico per eccellenza, la Coppa del Mondo, con tutto il resto della sua bacheca: figuriamoci per una semifinale di Champions League, o, peggio ancora, per l’insulsa ferraglia di una coppetta nazionale. Nessuno, tranne Totti, l’enfant du pays. O, forse, du quartier.