Dispiace per Andrea Petagna, il Pignatone berlusconiano, autore del fantastico gol dell’1-1, ma i riflettori sono tutti per Filippo Inzaghi. Se Galliani potrà vantarsi di essere alla guida del club più titolato di Viareggio, il merito è tutto suo, dell’indomito Superpippo, che, con il 3-1 in rimonta (e in inferiorità numerica) rifilato all’Anderlecht dopo i supplementari nella finale del Torneo di Viareggio 2014, ha regalato al Milan il nono successo della sua storia nella Coppa Carnevale (e conseguente primato assoluto davanti a Fiorentina e Juventus) e a se stesso il primo titulo da allenatore.

Ad aggiungere sapore alla conquista inzaghesca, l’onnipresente senso di rivincita e volontà alfieriana che ha pervaso l’intera carriera di Filippo Inzaghi, il più grande calciatore della storia in proporzione al talento naturale: come nell’apoteosi dell’Inzaghi-centravanti, la notte di Atene contro il Liverpool, anche questo primo hurrà da tecnico porta in dote lo scalpo di chi aveva sconfitto il Milan in precedenza. L’Anderlecht, infatti, era campione in carica, avendo battuto i rossoneri nella finale 2013. Inzaghi non c’era, allenava gli Allievi. Così come non c’era a Istanbul. Coincidenze, magari. O segni del destino, come direbbe un tipo superstizioso come Galliani. Che sarà felicissimo di aver convinto l’adorato Pippo a non andare al Sassuolo; e pentito, chissà, di non avergli affidato un’altra panchina. Ma Inzaghi – fanatico, preciso e in missione da tecnico come lo era da calciatore – un giorno se la prenderà comunque.