Come tante altre date storiche ma più di tante altre date storiche il 4 maggio è un giorno indimenticabile. Il 4 maggio del 1949 un aereo destinato al suo ultimo volo sorvolava il cielo di Superga nei pressi di Torino. Vogliamo ricordarli così quei ragazzi, quegli uomini che ci salutano ancora di lassù, nell’ideale eterna fotografia del loro ultimo volo. Viene legittimamente ricordata come una tragedia poiché questo di fatto fu la tragedia di Superga, il grande dramma del Grande Torino e dell’Italia intera in quel momento storico e per l’eternità. Un epicedio che (ci) riguarda tutti nel dolore di un lutto tuttora inelaborabile.

E allora ecco, anno dopo anno, un rito radicato nei cuori che si ripete per celebrare la memoria sempre viva di quelle persone: gente che arriva e che va ad onorare anche con un semplice gesto di saluto, sconosciuti che si abbracciano fraternamente nella basilica della Vergine Maria per accogliere l’esempio di fratellanza di quel grande gruppo di uomini, assai più di una “semplice” seppur gloriosa squadra di calcio. Un simbolo di attaccamento a valori umani che si ergeva sulle macerie e sugli orrori di devastazione della Seconda Guerra Mondiale, un sogno o una semplice illusione di un futuro migliore quella squadra voluta da Ferruccio Novo e costruita a partire dal 1940 fino a quel tragico epilogo dopo l’ultimo match disputato nello Stadio Nazionale di Lisbona contro il Benfica.

A 66 anni da quella sciagura li ricordiamo tutti, uno per uno, giocatore per giocatore quegli uomini e chi prima di loro, attraverso dirigenti, allenatori e moduli, che ci hanno resi celebri e, soprattutto, orgogliosi in tutto il mondo al di là dei successi sportivi: Bacigalupo, Aldo e Dino Ballarin, Bongiorni, Castigliano, Fadini, Gabetto, Grava, Grezar, Loik, Maroso, Martelli, Mazzola, Menti, Operto, Ossola, Rigamonti, Schubert, i dirigenti Agnisetta, Civalleri, Bonaiuti, gli allenatori Erbstein, Lievesley, il massaggiatore Cortina (i giornalisti Casalbone, Tosatti, Cavallero e l’equipaggio Meroni, D’Inca, Biancardi, Pangrazi). Ciao e buona trasferta.