Non sprofonda, ma nemmeno riparte di slancio, il Milan di Sinisa Mihajlovic, che nell’anticipo dell’ottava giornata non va oltre il pareggio (il primo stagionale) contro il Torino di Ventura, squadra che finora aveva sempre vinto davanti al proprio pubblico. Dopo un’ora di sterile supremazia i rossoneri trovano il gol del vantaggio con il neoentrato Carlos Bacca, salvo poi farsi riprendere pochi minuti più tardi da un sinistro di Baselli, sul quale Diego Lopez non è esente da colpe. Il finale di gara è tutto granata, con il Milan preda dei soliti terrori ma in grado di portare a casa un punto che, se non altro, consentirà di allentare lievemente il cappio attorno al collo di Miha.

Come da previsioni, il tecnico serbo presenta un Milan ridisegnato nel modulo rispetto alle prime uscite: accantonato il rombo, inutile se non si ha un trequartista, ecco un 4-3-3 molto prudente, con Bonaventura e Cerci larghi a supportare l’unica punta Luiz Adriano, ma soprattutto utili a tenere bassi Zappacosta e Molinaro. In difesa si rivedono Abate e Alex, alla prima da titolare in questa stagione, ancora fiducia a Bertolacci a centrocampo. Date le premesse è difficile (eufemismo) aspettarsi il gioco del Barcellona, come scriteriatamente richiesto dal presidente Berlusconi, ma perlomeno si vede un Milan un po’ più quadrato, capace di tenere in mano le redini del match come raramente aveva fatto finora, benché si tratti di una supremazia quasi del tutto sterile: Cerci è meno fumoso del consueto, Bonaventura si batte e si sbatte, ma Luiz Adriano è un ectoplasma e in queste condizioni è dura spaventare la difesa a cinque di Ventura. La solita storia della coperta corta, insomma, tipica delle squadre costruite male. In effetti, se si esclude una bella percussione centrale di Montolivo, conclusa con un sinistro velenoso respinto da Padelli (23’), e una punizione di poco a lato di Bonaventura, i rossoneri non vanno mai al tiro nei primi 45’. Se non altro, e questa è la nota positiva, la fase difensiva per una volta sembra funzionare, e al Toro non vengono concessi né contropiedi né conclusioni, e Diego Lopez trascorre un tempo da spettatore non pagante: tanta roba, considerata la sciagura di Milan-Napoli.

La cadenza non cambia nella ripresa: è il Milan che tiene tiepidamente il controllo del match, mentre i granata sembrano accontentarsi (colpevolmente, come poi si vedrà) di un pareggio. Di occasioni manco l’ombra, e così dopo una decina di minuti Sinisa tenta la carta Carlos Bacca in luogo di un Luiz Adriano ancora una volta deludente. Mossa azzeccata, perché al 18’ i rossoneri trovano la rete del vantaggio proprio con il colombiano: Bonaventura, migliore dei suoi, avvia Bertolacci sulla sinistra, l’ex genoano azzecca la prima cosa positiva da quando veste rossonero e con un intelligente cross arretrato pesca Bacca al centro dell’area, e per il numero 70 è uno scherzo stoppare e spedire sotto la traversa il gol dell’1-0. Se questa fosse una squadra dotata del quantitativo minimo di midollo, la gara potrebbe dirsi quasi definitivamente indirizzata, col Toro che sbanda vistosamente e il Milan che potrebbe addirittura raddoppiare con lo stesso Bacca un paio di minuti più tardi (il colombiano, convinto probabilmente di essere in posizione di offside, si fa anticipare da Padelli). Ma di midollo ce n’è davvero poco. E così, a un Torino che fino a quel momento non era praticamente mai entrato in area di rigore, basta dare una leggera sgasata – leggasi, ingresso in campo di Belotti – per agguantare immediatamente il pareggio. Ed è proprio l’ex palermitano (forse in fuorigioco) a trovare la sponda giusta per il sinistro di Baselli, che sorprende un Diego Lopez in evidente ritardo sul proprio palo (28’). Il gol granata ha sui giocatore del Milan l’effetto dell’allarme antiaereo per una popolazione assediata, e nei seguenti 20’ di panico e sgomento è il Toro a sfiorare in contropiede il raddoppio-beffa con Maxi Lopez, neutralizzato da Diego Lopez. Ma sarebbe stato un premio eccessivo per la squadra di Ventura. Finisce 1-1, non esattamente la ripartenza che sognava Mihajlovic: ma, come avrà imparato anche lui, di questi tempi bisogna allenarsi a vedere il bicchiere mezzo pieno. O anche pieno per un quarto.