Oggi il Torino ha presentato ufficialmente alla stampa uno dei suoi ultimi acquisti: si tratta di Lucas Boyè, attaccante argentino classe 1996, arrivato a parametro zero dal River Plate, anche se l’ultima stagione l’ha trascorsa ai Newell’s Old Boys. È alla sua prima esperienza europea e come dice subito, iniziando la sua conferenza di presentazione, ha già il passaporto italiano, dunque può essere considerato un giocatore comunitario. La sua conferenza è molto interessante, soprattutto perché denota una certa grinta, tipica degli argentini: «Sto cercando di calarmi nella parte e di capire al più presto tutte le novità, che per me sono tante. È un passo molto importante per la mia carriera. Sono molto contento di essere qui e ho già il passaporto italiano – continua l’attaccante – in queste settimane mi hanno raccontato molto del Torino, della sua storia, dei suoi tifosi. Mi sono informato parecchio su dove sono. So che il calore di questa piazza è molto simile a quella degli argentini».

Boyè rivela che nelle settimane passate era stato vicino anche alla Roma, ma che per ragioni d’opportunità ha preferito il Toro: «Si, è vero, ma ho scelto il Torino perchè più conveniente per me. La rosa è più ridotta e ho più possibilità di farmi vedere. Non ho avuto dubbi». Anche nella squadra granata c’è però concorrenza tra gli attaccanti, gli fanno notare: «Sì, e mi fa bene, posso imparare tanto dagli altri attaccanti, che sono tutti grandi campioni», glissa il calciatore. Per quanto riguarda la sua posizione, Boyè rivela che in Argentina ha spesso giocato come centravanti, ma che negli ultimi tempi preferisce giocare più da attaccante esterno, avendo una punta con cui dialogare. Fin qui non ha trovato molte differenze con il calcio argentino, anche se i carichi di lavoro sono più pesanti. Per quanto riguarda i suoi modelli d’ispirazione, il ragazzo non ha dubbi: «Mi piace molto Radamel Falcao, ma anche giocatori come Saviola e Cavenaghi, con cui ho avuto l’onore di giocare».

Il rapporto con Mihajlovic, tecnico molto esigente: «Ci parlo grazie alle traduzioni del qui presente Raimondi (ride). Non abbiamo avuto grandi dialoghi fin qui, faccio un po’ fatica a capirlo. Ma è normale, sono i miei primi giorni in Italia. Prendo esempio dagli altri e così capisco più velocemente cosa vuole». Inevitabile la domanda sul suo rapporto con Maxi Lopez, altro grande cuore del River Plate: «Ci sono diversi sudamericani in rosa e questo mi aiuta. Maxi in modo particolare, devo dire che si prende cura di me e questo mi fa davvero piacere».