Franco Collé è il Re del Tor des Géants 2014. Ha tagliato il traguardo proprio poche ore fa, vincendo il suo primo Tor con un tempo di 71h e 49 minutiValdostano, classe 1978, Franco ha corso ininterrottamente per tre giorni consecutivi, lottando contro se stesso, il sonno, la fatica, sottoponendo il proprio fisico a uno sforzo oltre ogni limite e facendo esclusivo affidamento sulle proprie forze. Riposando solamente un paio d’ore, Collé è partito domenica 7 settembre percorrendo l’incredibile distanza di 330 km e 24.000 m di dislivello positivo e incrementando il distacco sul secondo classificato di oltre 5 ore nel tratto finale. Ed è stato proprio dopo pochi minuti dalla fine della gara che noi di Leonardo.it lo abbiamo intervistato, riuscendo a cogliere in un momento di fatica assoluta, le dichiarazioni del campione valdostano.

Complimenti per la vittoria Franco, che emozione hai provato nel tagliare per primo il traguardo del Tor des Géants?

E’ stata un’emozione bellissima, nonostante la grande fatica e l’impegno che ho dovuto metterci per arrivare fino in fondo. Da valdostano per me questo è un grandissimo trionfo e poi, se ci ripenso, sono arrivato quinto, poi terzo lo scorso anno e per coronare ufficialmente il sogno non mi restava che arrivare primo. Non potrei essere più soddisfatto di così.

Da dov’è nata la passione per questo sport?

In realtà è stato tutto possibile grazie a mia sorella. E’ stata lei a decidere di iscrivermi al primo Tor des Géants a mia insaputa, è stata una sorpresa per me. Lei mi disse “puoi farcela, lo so”, e da li la mia passione è cresciuta sempre di più. Ho tentato e ce l’ho fatta. 

Come avviene la preparazione per partecipare a un evento come questo?

Non si è mai abbastanza preparati per gareggiare durante un Tor des Géants. Fare simulazioni di questo tipo sarebbe impossibile. Il metodo migliore per capire se si è in grado di poter sostenere una fatica simile è quella di provare a farne uno, iscriversi e mettersi alla prova. E’ solo vivendo in prima persna questo tipo di esperienza e imparando dagli errori fatti in corso d’opera che si può capire se siamo in grado di farla o meno. E’ una cosa molto soggettiva, molto particolare, in fondo stiamo parlando di un percorso di 330 km. Sicuramente ci vuole di base un buon allenamento sportivo, io in inverno mi tengo sempre in forma con il ciclismo per esempio, e soprattutto è importante una corretta alimentazione.

Nei momenti più duri e faticosi di questi 330 km cosa ti ha dato la spinta di andare avanti e non mollare mai?

Sono onesto. Ci sono stati dei momenti in cui stavo davvero male, non ce la facevo più. Poi, tappa dopo tappa, la spinta dei volontari mi ha spronato ad andare avanti. Tutti volevano vedermi nel loro piccolo paese, “dai, vai avanti, ancora uno sforzo” mi dicevano, incitandomi tappa dopo tappa per andare sempre più avanti. E poi automaticamente più andavo avanti e più volevo farcela. Nonostante la febbre e l’agonia di alcuni momenti ce l’ho fatta, ero in testa e volevo andare avanti.

Cosa non deve mai mancare per riuscire a compiere un’impresa di questo tipo? Forza, passione o determinazione?

Senz’altro la passione. Senza quella molli al primo colpo. E’ un’esperienza che richiede troppa fatica, è impossibile farla per obbligo e senza una vera passione. Di difficoltà ce ne sono tante e la determinazione e la forza nascono spontaneamente dall’amore per questo sport.

Hai un modello di atleta a cui ti ispiri?

Stimo moltissimo Oscar Perez, l’atleta spagnolo che ha vinto il Tor des Géants lo scorso anno. E’ uno sportivo davvero in gamba, ma più di ogni altra cosa lo stimo come persona. Tutti noi, essendo una gara, sono tutti in competizione, mentre lui si dimostra sempre molto gentile, umano, cortese con tutti. E’ un modello a cui tutti secondo me dovrebbero ispirarsi e un giorno spero di essere molto simile a lui sotto tanti punti di vista.

Ad accompagnare il neo campione verso la vittoria c’era anche Pro Trek PRW-3000, sponsor dell’evento. Si tratta di un segnatempo in grado di superare le prove e le avventure più sfidanti. Concepito per outdoor, escursionismo e alpinismo, Pro Trek è stato il compagno ideale per fornire al runner indicazioni essenziali, come i dislivelli affrontati, le variazioni nell’altitudine, i tempi, l’orario di alba e tramonto, tutti dati fondamentali per poter condurre al meglio una competizione ai limiti della resistenza umana come il Tor.

Com’è stata l’esperienza di provare il Pro Trek PRW-3000 di Casio?

E’ un orologio snello, comodo e dotato di tutte le funzioni principali come cronometro, ora e altimetro, dettaglio di fondamentale importanza per noi durante la gara. E’ impermeabile, resiste alle basse temperature, sono davvero tante le funzioni cdi cui dispone, tutte davvero utili. Mi è stato di grande aiuto durante il percorso che ho svolto e devo dire che mi sono trovato davvero bene.

Giuseppe Brauner, Sales and Marketing Director di Casio Italia, ha commentato emozionato la vittoria di Franco: ”Abbiamo seguito con grande trepidazione la gara di Franco Collè. Una prova davvero grandiosa, da vero gigante. Si corre anche di notte, nel buio pesto, con torce frontali e in piena solitudine. Solo ogni tanto qualche check-point dove bere the caldo e assumere calorie, giusto qualche micro-sonno per recuperare le energie”. Brauner prosegue: “Un caldo afoso anche in vetta, insolito per questi luoghi, ha purtroppo costretto al ritiro molti corridori, tra cui anche alcuni top runner. Un’incredibile forza di volontà e una grande resistenza hanno però condotto Franco Collè verso il vertice della classifica. Un’eccellenza fisica e una forza d’animo davvero degne di nota – la stessa eccellenza che mettiamo nella creazione dei nostri Pro Trek. Siamo davvero molto orgogliosi di aver creduto in lui. Bravo Franco, sei il re des Géants! Grazie alla tua passione, oggi anche il nostro Pro Trek è sul gradino più alto del podio!”.

Foto ufficio stampa