Le recenti intercettazioni rimettono nuovamente in discussione cosa sia effettivamente accaduto il 14 febbraio 2004, giorno in cui è venuto a mancare Marco Pantani. Dichiaratasi perennemente contraria alla tesi del suicidio mamma Tonina, promotrice di una battaglia che non ha avuto ancora epilogo.

GLI INDIZI – Più volte ha infatti chiesto la riapertura dell’indagine archiviata, convinta che le firme per il prelievo dei soldi con cui il figlio avrebbe comprato la droga sarebbero falsificate e l’assenza di tali sostanze nella camera del residence – a differenza di quanto mostrato dalla polizia scientifica – visto e considerato che non era dipendente dalla cocaina, né voleva suicidarsi. La stanza sarebbe stata messa apposta in disordine così da sviare le ricerche come d’altronde crede dimostrino i lividi sospetti sul corpo del ciclista, l’assenza di bottigliette d’acqua per l’assunzione delle sostanze e i residui di cibo cinese, che non veniva mai mangiato.

QUESTIONE IN BILICO - Altra critica la rivolge al medico legale che ne ha asportato il cuore, pronto a utilizzare gli appunti di Pantani – avvaloranti uno stato mentale alterato – al fine di sostenere l’overdose come causa del decesso. Il 2 agosto 2014 la Procura della Repubblica di Rimini, a seguito di un esposto presentato dai familiari di Pantani, ha riaperto le indagini sulla morte con l’ipotesi di “omicidio volontario”. Contraria, la procura ha chiesto nel settembre 2015 l’archiviazione.

SPERANZA ARDENTE – Lo scorso 14 marzo Premium Sport pubblica l’intercettazione di un detenuto vicino ad ambienti legati alle scommesse clandestine, secondo il quale l’episodio di Madonna di Campiglio avrebbe visto coinvolta la camorra. Prove che danno fiducia a Tonina Pantani: “Mio figlio Marco l’aveva detto subito: ‘A Campiglio mi hanno fregato’, ma nessuno gli ha mai creduto. Marco aveva scritto: ‘Rivoglio il Giro d’Italia che mi è stato rubato’. Dopo quello che è emerso dall’indagine di Forlì chiedo che venga restituita a mio figlio quella maglia rosa che gli è stata ingiustamente tolta”.