Né luci né ombre a San Siro, solo un totale, profondo, inatteso blackout quello del posticipo serale della sesta giornata di Serie A tra Inter e Fiorentina che ha visto i nerazzurri travolti per 4-1 dalla strepitosa compagine messa in piedi dal portoghese Paulo Sousa. Inter che dunque perde primato (solitario) in classifica e molta di quella credibilità che aveva accumulato nelle prime cinque giornate di campionato infilando l’en plein di successi. Un match davvero pazzesco quello del Meazza che conferma non solo la Fiorentina come pretendente al titolo e squadra di assoluto valore ma anche l’incertezza più completa sulle sorti di un campionato senza squadre dominanti, in cui le grandi stentano e le cosiddette provinciali danno spettacolo.

Ma cosa è successo veramente sul campo? E, soprattutto, cosa è successo all’Inter? Stando al mero dato, al pronti via la Fiorentina passa subito in vantaggio con Ilicic su un rigore ingenuamente provocato da Handanovic che al momento del rinvio su retropassaggio di Medel s’incarta e colpisce Kalinic. Neanche il tempo di reagire che la coppia letale Ilicic-Kalinic confeziona il secondo gol, sempre con la complicità di Handanovic che respinge un gran bolide del compatriota sloveno, ma verso la propria porta dove piomba come un falco Kalinic ad insaccare.

Sotto di due gol l’Inter è già a terra stordita incapace di mostrare cenni di una qualche reazione anche perché gli ospiti come un predatore feroce azzannano la preda ferita con un pressing altissimo ostacolando ogni tentativo di movimento nerazzurro. Dopo 18 minuti di gioco la serata si tinge completamente di viola con Kalinic che firma lo 0-3 su un traversone goniometrico di Marcos Alonso che sfugge a Perisic sulla sinistra, sul quale nulla possono Santon e Handanovic. E non è finita perché di lì a poco ci sarebbe spazio anche per il 4-0 con Kalinic lanciato a rete, fermato con un fallo da ultimo uomo da Miranda che si prende il legittimo cartellino rosso lasciando i compagni in 10 nella notte molto più nera che azzurra. L’Inter rivede tutti i fantasmi dello scorso anno col Cagliari. Un incubo.

In vantaggio di tre gol e avvalendosi della superiorità numerica la Fiorentina decide di non affondare più i colpi e gestire in tranquilla padronanza del gioco la gara. Mancini non sa letteralmente che pesci pigliare, augurandosi che il tempo passi in fretta. Nella ripresa l’Inter cerca solo di mantenere il passivo inalterato e, se possibile, azzardando qualcosa sui piazzati, come nel caso del gol di Icardi. Una pia illusione perché la Fiorentina torna a colpire subito dopo ancora con Kalinic su l’ennesimo errore difensivo. La partita è di quelle iniziate davvero male, già prima del fischio d’inizio, con Jovetic che s’infortuna nell’allenamento del pre-gara, sostituito poi da Palacio, ma al di là delle evidenti responsabilità di Handanovic, l’Inter paga a caro prezzo l’errore tattico del suo allenatore.

I nerazzurri si presentano con uno schieramento improbabile. Un 3-5-2 assolutamente inedito che se concettualmente avrebbe potuto avere senso, con Perisic e Telles esterni sulla linea dei cinque con il compito di aggredire la Fiorentina e arginare l’azione di Marcos Alonso e Blaszczykowski, di fatto crea una voragine in difesa costringendo Santon a un ruolo non suo e obbligando il centrocampo interista a correre dietro i palleggi di una Fiorentina nettamente superiore in fase di fraseggio e costruzione della manovra. Il solito e solido centrocampo muscolare nerazzurro può reggere contro squadre che si difendono e giocano di rimessa, ma non contro realtà che come la Fiorentina dimostrano grandi doti nella costruzione della manovra, grandi qualità nei suoi protagonisti e, soprattutto, intelligenza tattica. A conti fatti e in estrema sintesi si tratta di una vittoria del cervello contro la fibra muscolare, che da sola non può chiaramente bastare se si possiedono ambizioni da scudetto come l’Inter. Archiviazione immediata dell’accaduto per Mancini e i suoi e riflessioni tecnico-tattiche in vista del prossimo match con la Sampdoria al Ferraris.