Le Olimpiadi di Tokyo 2020 partono male. Rischia una figuraccia Kenjiro Sano, il designer incaricato di realizzare il logo dei XXXII Giochi. Sano è stato accusato di aver copiato il marchio da un collega belga, Olivier Debie, autore del logo del Teatro di Liegi.

Il comitato organizzatore ha messo un freno alle polemiche decidendo di ritirare il logo. Scelta che non è bastata a fermare la battaglia legale di Debie, che prosegue nelle sue denunce al Cio.

Allo scoppio del caso, il comitato organizzatore di Tokyo 2020 ha difeso a spada tratta Kenjiro Sano e la sua opera, convocando addirittura una commissione che per sei mesi ha lavorato con l’intento di stabilire l’originalità del marchio.

Lo stesso comitato ha però deciso di scaricare Sano e la sua opera quando ha avuto notizia di altre accuse di plagio che in passato sono piovute sulla reputazione del designer nipponico.

Olivier Debie, però, non si è accontentato del ritiro del logo. “Va bene ho vinto, mi sono detto appena ho saputo la notizia. Poi, però, ho ascoltato la conferenza stampa del comitato. Hanno girato intorno alla questione, non dicendo le cose come stanno. Allora ho deciso che la mia battaglia contro il Cio dovrà proseguire”.

Ma quella del logo è solo l’ultimo dei grattacapi che pende sull’organizzazione della Olimpiade giapponese. I cinque cerchi, infatti, stanno assumendo costi enormi.

Ad iniziare dal nuovo stadio olimpico di Tokyo il cui costo è salito sino a 252 miliardi di yen, fatto che ha indisposto non poco il mondo della politica nipponica, costretta ad intervenire attraverso il primo ministro Shinzo Abe, che ha posto un tetto di spesa a 1,29 miliardi di yen.

Le opere dovrebbero essere pronte per gennaio 2020, ma Toshiaki Endo, il ministro deputato alla supervisione dei lavori di costruzione delle opere per le olompiadi ha fatto capire che ben difficilmente i tempi di consegna previsti potranno essere rispettati.