LONDRA – Ogni anno siamo qua a sognare un nuovo Becker, un nuovo Edberg, al limite andrebbe bene anche un altro Rafter (l’australiano due volte finalista nei primi anni 2000, mai vincitore): insomma, un giocatore che porti avanti la VERA tradizione di Wimbledon, quella del serve&volley, persa ormai nei ricordi del tempo. Per una questione di racchette, palline, rimbalzi, tipo di erba (tagliata meno alta, almeno così ci dicono le cronache recenti) e soprattutto caratteristiche dei singoli giocatori. Ci resta Rogerer Federer, certo, e non è poco, anzi, ma nemmeno lui sui campi dell’All England Lawn Tennis&Croquet Club gioca alla Sampras, cioè sempre a rete, almeno sul proprio servizio.

L’edizione n.127 dei Championships (nella foto InfoPhoto), il torneo più affascinante e ambito del mondo, scatta oggi dalla capitale inglese seguendo le consuete tradizioni, l’obbligo delle divise bianche, il campione uscente che apre il programma sul Centrale, ma anche…. le fragole con panna, l’immancabile pioggia che arriverà e da quest’anno pure il feroce scontro verbale tra Serena Williams e Maria Sharapova, che se le son date di santa ragione a colpi di… parole appunto, alla vigilia, in attesa di farlo sul campo. Potrà capitare, eventualmente, solo in Finale. Ah, piccola divagazione storica, ma neanche tanto: se amate davvero questo torneo, non perdetevi l’ultimo libro di Gianni Clerici, “Wimbledon”, che riassume tutti gli articoli del maestro di giornalismo da lui pubblicati sui Championships (e dintorni…). Una delizia. E ci mancheranno sempre le sue telecronache con Rino Tommasi

Si riparte ovviamente proprio da Federer, che un anno fa, prima di perdere a Londra (ai Giochi) da Murray, sconfisse lo scozzese nell’edizione n.126 del torneo, conquistando il suo titolo n.7 sull’erba più famosa del mondo (come Pete Sampras), su otto finali giocate, e garantendosi quindi la possibilità, da quest’anno, di stabilire il record assoluto di successi, otto. Ma quella è in corso è stata, finora, la stagione più difficile per lo svizzero, che ha vinto un solo torneo proprio pochi giorni fa, e giusto sull’Erba, nel regno di casa sua, ad Halle, in Germania. Agli Australian Open è stato eliminato in semifinale, a Roma, sulla terra rossa, ha perso da Nadal all’ultimo atto, a Parigi addirittura già ai quarti, da Tsonga. Ha giocato meno, si è allenato meglio, ma i risultati non sono stati soddisfacenti. La via del tramonto pare essere inesorabilmente iniziata per uno dei più grandi tennisti di sempre, ma intanto, con la sola presenza a Londra, arriverà a quota 55 come numero di partecipazioni consecutive nei tornei dello Slam (a una sola lunghezza dal primato del sudafricano Wayne Ferreira, uno che sull’erba se la cavava bene) e non va dimenticato che il 9 luglio scorso Roger non solo tornò a vincere i Champioships, ma si riprese anche il n.1 del ranking mondiale quando nessuno ci credeva più. “Wimbledon è l’unico Slam che può ancora conquistare“, ha tagliato corto John McEnroe e forse ha tristemente ragione lui…

Il tabellone maschile ci dice che Novak Djokovic, vincitore nel 2011, è la testa di serie n.1 e si trova nella parte alta, mentre in basso ci sono Federer, Nadal e Murray. Nei quarti di finale il serbo potrebbe incontrare il ceco Berdych, testa di serie n.7 e finalista nel 2010 (battuto da Nadal); nella parte bassa si accenderanno sfide di fuoco, con probabili quarti Nadal-Federer e Tsonga-Murray. Ricordiamo che l’ultimo britannico a imporsi a Wimbledon è stato F.J. Perry nel 1936…

Gli italiani sono quattro, Fognini (che al terzo turno, se ci arriverà, troverà Federer), Lorenzi (a caccia del primo successo in uno slam), Bolelli (trova subito Dimitrov) e Seppi (al primo turno contro Istomin). Sarà la spedizione azzurra n.80 della storia in un Torneo che non ha mai portato bene ai nostri tennisti, con il solo Nicola Pietrangeli, nel 1960, capace di arrivare fino in semifinale (e battuto con molti rimpianti in cinque set, avrebbe potuto anche vincere il torneo); ai quarti sono giunti poi ovviamente lo stesso Pietrangeli (due volte), Panatta nel 1979 e Davide Sanguinetti nel 1998. Dal 2000 un azzurro non arriva agli ottavi, ci riuscì Gianluca Pozzi, battuto da Byron Black.

Tra le donne Serena Williams, campionessa uscente, è testa di serie n.1, la 2 è la bielorussa Azarenka, che si trova nella parte bassa con Maria Sharapova (n.3 del seeding), Sara Errani (n.5), Marion Bartoli (finalista nel 2007, battuta da Venus Williams, quest’anno assente), Caroline Wozniacki, Petra Kvitova (vincitrice nel 2011 in finale sulla Sharapova). Insomma anche qui si prospetta una grande battaglia nella parte bassa del Main-Draw.

Le azzurre presenti sono sette, Errani, Vinci, Pennetta, Schiavone, Knapp, Giorgi (un anno fa agli ottavi) e, direttamente dalle qualificazioni, Maria Elena Camerin. Roberta Vinci, testa di serie n.1 e indubbiamente una tra le migliori giocatrici al mondo al volo, unica italiana capace di conquistare tornei WTA su tutte le superfici, ha un tabellone intrigante, inserita nella parte alta: primo turno contro la sudafricana Sheepers, poi, eventualmente, Pliskova e Cepelova al secondo turno, Hantukova o Zakopalova al terzo , la cinese Li-Na, sull’erba molto meno forte che sulla terra rossa, agli ottavi (raggiunti da Robertina un anno fa), quarti con la Radwanska, finalista un anno fa. Arrivare tra le magnifiche otto non è impresa impossibile…

Negli ultimi tornei disputatisi settimana scorsa sull’erba, a S’Hertogenbosch, in Olanda, successo di Mahut fra gli uomini e della rumena Halep (che ha battuto proprio Roberta Vinci nei primi turni) tra le donne; a Eastbourne, in Gran Bretagna, vittorie per lo spagnolo Lopez e la russa Vesnina.

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