Incredibile, ma vero. La risposta a chi le chiede perché a 35 anni si ostina ad andare avanti Francesca Schiavone l’ha data a Rio de Janeiro in un pomeriggio caldo e umido che non dimenticherà mai. Un trionfo che ha del miracoloso. Oppure no, visto che la Schiavone non smette mai di sorprenderci. Dopo aver battuto in rimonta (2-6, 6-2, -62 in un’ora e 47 minuti) la statunitense Shelby Rogers, di 12 anni più giovane, la milanese ha urlato tutta la sua gioia alla telecamera che la riprendeva in primo piano. “Sono felice”.

ROLAND GARROS

Sì, felice come quel dolce pomeriggio francese di sei anni fa, quando trionfava su un campo ben più prestigioso, il Philippe Chatrier, alzando al cielo la coppa del Roland Garros. Francesca ha festeggiato come quel giorno. E ne ha tutte le ragioni: tornare a vincere un titolo a 35 anni, tornare nella top 100 che le era sfuggita lo scorso settembre dopo 15 anni consecutivi, sono risultati che solo una campionessa orgogliosa come la milanese poteva centrare. Da lunedì sale al numero 94 guadagnando ben 38 posizioni grazie ai 280 punti del successo a Rio.

TRIONFO

Eppure la sfida con la Rogers, giocatrice dal diritto potente e di 12 anni più giovane, era iniziata male. Fatte le debite proporzioni (tecniche), l’americana fisicamente ricorda l’ex numero uno Lindsay Davenport. Nel primo set le sue accelerazioni hanno messo in grande difficoltà la Schiavone. Brava Francesca a far valere la sua maggior esperienza e varietà di colpi ribaltando così l’inerzia dell’incontro. Ha allungato gli scambi, servito meglio (4 ace in totale), trovato profondità nei colpi e tolto ritmo e certezze alla rivale, che nel secondo e terzo parziale ha raccolto appena quattro game. Nel set decisivo l’allungo è arrivato sul 2-2: due break e quattro game consecutivi con una serie di ricami a rete e da fondo campo (da applausi un pallonetto di controbalzo) e 6-2 finale al secondo match point. Delle 18 finali giocate nel circuito è stata la prima a concludersi al terzo set: a 35 primavere l’ha vinto a dimostrazione di una preparazione fisica eccellente. Un successo che arriva a chiusura di una settimana indimenticabile per il tennis azzurro: Sara Errani a segno sabato a Dubai dove ha conquistato il suo primo trofeo Premier, la Schiavone domenica a Rio De Janeiro (nell’albo d’oro succede proprio alla romagnola). Senza dimenticare l’ingresso tra le top ten di Roberta Vinci vincitrice domenica scorsa a San Pietroburgo.

STORIA

Per la Schiavone è il settimo titolo in carriera. A 35 anni mostra una longevità incredibile sulla scia di Venus Williams, che è più grande di 6 giorni (è nata il 17 giugno 1980) e ha vinto la scorsa settimana a Kaohsiung. Oppure di Kimiko Date-Krumm, che nel 2009 ha conquistato il titolo a Seul a 39 anni. O il fenomeno Martina Navratilova, capace di giocare la finale di Wimbledon nel 1994 a 37. Ma non è un numero o la classifica che fanno la differenza, ha sempre sottolineato Francesca. La sfida continua. Con se stessa, prima che con le avversarie.