Per chi non ne poteva più di sentir parlare di calcioscommesse, ecco una gustosa variazione sul tema: un bello scandalo scommesse relativo al mondo del tennis. Stessa procura al lavoro, quella di Cremona, e stesso filone, almeno inizialmente, poiché, secondo la ricostruzione offerta dalla Gazzetta dello Sport, i documenti che hanno messo in un mare di guai gli ex azzurri Potito Starace e Daniele Bracciali sono legati a doppio filo all’inchiesta che nel 2011 portò allo scoperchiamento del calderone maleodorante delle scommesse clandestine sulle partite di calcio. Nomi arcinoti, come quelli del clan dei bolognesi (Beppe Signori e i suoi commercialisti, Francesco Giannone e Manlio Bruni), e le new entry: Starace e Bracciali, appunto, ma anche Roberto Goretti, ex calciatore di Napoli e Perugia e attuale direttore sportivo del club umbro.

La vera novità, se così la vogliamo chiamare, è che questa volta galeotto non fu un telefonino, ma Skype, strumento ritenuto erroneamente a prova di bomba. Secondo la Gazzetta è Goretti a gestire le combine, a prendere contatto coi tennisti, a convincerli a entrare nel giro con la promessa di guadagni facili – dai 20 ai 60mila euro per ogni match aggiustato. Le chat di Bracciali, che si era astutamente scelto il nickname Braccio78, suggeriscono che il giro di malaffare ha un’estensione tentacolare: emergono nomi di tennisti prestigiosi, compresi diversi stranieri; gente che non dovrebbe aver bisogno dei 50mila euro in più in busta-paga, insomma. Il materiale da visionare è ancora molto, le novità non mancheranno. L’unica certezza è che non saranno per nulla piacevoli.

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