PARIGI – Da tre anni il Roland Garros, secondo torneo del Grande Slam, al femminile, vede un’italiana presente in finale: due volte Francesca Schiavone (2010 e 2011, vincitrice nel primo caso), una Sara Errani, giusto 365 giorni fa, più o meno.

Intanto, una piccola parentesi: perché si chiamano Tornei del Grande Slam e sono proprio quei quattro, ovvero Open d’Australia, Open di Parigi, Wimbledon e US Open? Perché erano le principali manifestazioni organizzate dalle prime (e uniche fino al 1974) nazioni che avevano vinto la Coppa Davis (Stati Uniti, Regno Unito, Australia e Francia), appunto. Per questo vengono da sempre considerati come i più importanti dell’anno all’occhio dell’opinione pubblica, anche per quanto riguarda i premi in denaro riconosciuti e i punti assegnati per la classifica dei tennisti. L’edizione n.83 della storia è scattata ufficialmente ieri e per la prima volta Roger Federer, che non è tra i primi due favoriti, almeno, si presenta sulla terra rossa di Parigi senza aver vinto nessun torneo, nel 2013.

Ma torniamo alle italiane: sabato 9 giugno 2012 Sara Errani (nella foto InfoPhoto a Parigi, proprio un anno fa), nata a Bologna (ravennate, però, a tutti gli effetti), 26 anni oggi, venne sconfitta in finale da Maria Sharapova, per 6-3, 6-2. La sua fu, probabilmente, una sorpresa più grande rispetto a quella di Francesca Schiavone (vincitrice nel 2011 e finalista nel 2010, prima e finora unica italiana ad aver conquistato un torneo dello Slam), perché la piccola romagnola era “solo” n.45 del mondo a fine 2011 e n.24 alla vigilia di Parigi 2012. Il suo fu un cammino splendido, per la qualità delle avversarie affrontate e delle partite disputate, eccezion fatta per il primo turno, dove soffrì tantissimo con la Dellacqua. Poi seppe sconfiggere Oudin, Ivanovic (vincitrice a Parigi nel 2008), Kuznetsova (regina del Roland Garros nel 2009), Kerber e Stosur (finalista 2010).

Ha tutto per ripetersi: affronta lo Slam della conferma da n.5 del mondo (best ranking) e del tabellone. Ieri ha esordito alla grande, aprendo il programma sul Suzanne Lenglen e concedendo appena tre game ad Arantxa Rus, ventiduenne mancina olandese di un metro e ottanta, cui Sarita concedeva una quindicina di centimetri in altezza. Non c’è mai stato match: 6-1, 6-2 in 54 minuti. Ora affronterà la kazaka Yulia Putintseva, che al primo turno ha eliminato la giapponese Ayumi Morita con il punteggio di 6-2, 6-3. Diciotto anni, nata a Mosca, ma naturalizzata kazaka, la Putintseva occupa la 98esima posizione nel ranking mondiale. In teoria poi Sara dovrebbe affrontare la tedesca Lisicki (32), al terzo turno, la veterana Petrova agli ottavi, e, sempre ipoteticamente, Radwanska (4) o Ivanovic (14) nei quarti.

L’altra grande speranza azzurra è ovviamente Roberta Vinci, testa di serie n.15, che al primo turno ha sconfitto la francese Stephanie Foretz Gacon, 32 anni e numero 123 Wta: 6-3, 6-0 in 53′. Prossima avversaria Galina Voskoboeva, 28enne nata a Mosca, ma naturalizzata kazaka, numero 123 mondiale. Quattro i precedenti, l’ultimo nel 2009, tutti a favore della Vinci. Se tutto procederà per il meglio, poi la tarantina troverà la sfida quasi impossibile con Serena Williams agli ottavi… Le altre azzurre in gara sono Pennetta, Schiavone, Giorgi e Knapp.

A proposito: la facilità con cui Serena Williams ha vinto a Madrid e Roma, cioè gli ultimi due tornei giocati sulla terra, pone ovviamente la n.1 del mondo un gradino abbondante sopra tutte le altre, anche perché negli ultimi dodici mesi ha perso solo 4 partite… L’americana è in stato di grazia, in salute e fiducia, e ha voglia di continuare a stupire a 31 anni e dopo 15 tornei dello Slam vinti. L’unica avversaria sembra la vincitrice di un anno fa, Maria Sharapova, anche se la russa ha perso contro Serena 12 volte consecutivamente. Attenzione, però: Serena ha vinto una sola volta a Parigi, 11 anni fa, battendo la sorella Venus Williams 7-5, 6-3. Poi non è più tornata nemmeno in finale…

In campo maschile tutto sembra far pensare a un vincitore che non vada al di là dei nomi di Djokovic o Nadal, anche se, dopo la finale dello scorso anno vinta dallo spagnolo in quattro set, i due nel 2013  dovrebbero (se non sbaglieranno prima, difficile pensarlo) trovarsi di fronte sì, ma “solo” in semifinale. Nadal è tornato in pista alla grande dopo i 7 mesi di stop: 8 tornei e 8 finali. Sembra al top della forma, a maggior ragione dopo aver “distrutto” Federer a Roma. Il serbo è il n.1 del mondo, ha già vinto in Australia, mentre la Coppa dei Moschettieri è il trofeo che vuole di più, in quanto unico mancante nella sua collezione. E sulla terra è già riuscito a battere Nadal tra Montecarlo, Madrid e Roma nelle ultime stagioni. Il maiorchino, però, ha vinto sette delle ultime otto edizioni del Roland Garros, senza mai perdere in finale…

Certo, c’è sempre Roger Federer, inserito nell’altra parte del tabellone rispetto ai due grandi favoriti. Non è un vantaggio da poco. Sul suo cammino, ipotizzando come sempre, si parano il francese Tsonga, nei quarti, colui che lo scorso anno andò molto vicino a sconfiggere Djokovic, e uno tra Ferrer e Berdych nell’eventuale semifinale. L’ultimo francese a vincere Parigi fu Yannick Noah, 30 anni fa, sconfiggendo lo svedese Mats Wilander in finale 6-2, 7-5, 7-6. L’ultimo transalpino in finale è stato invece Henri Leconte, battuto nettamente da Wilander in tre set nel 1988.

L’Italia al maschile ha conquistato il torneo tre volte, con Nicola Pietrangeli (1959 e 1960, più altre due finali perse) e Adriano Panatta (1976). Quest’anno ci provano Seppi (che è già al secondo turno, dopo aver battuto l’argentino Mayer in cinque set), Fognini, Bolelli e Lorenzi.