Carlo Tavecchio è il nuovo presidente della Figc, Federazione Italiana Giuoco Calcio. L’Italia del pallone, dunque, non cambia, nonostante ci fosse una chiara, concreta ed enorme opportunità per farlo. No, l’Italia del pallone ha deciso di rimanere vecchia e di guardare al passato piuttosto che al futuro. Non ce ne voglia lo stesso Tavecchio, sia chiaro: il discorso è molto più ampio. E’ come se alle prossime elezioni politiche l’italiano medio cerchi, tra i suoi candidati, ancora il nome di Massimo D’Alema, Gianfranco Fini o, ancora peggio, Bettino Craxi. Perché i nostalgici del “si stava meglio quando si stava peggio” non muoiono mai, ma il Paese ha bisogno di una svolta. Il calcio italiano, decidendo di affidarsi a Carlo Tavecchio, è ufficialmente morto.

Rispetto per tutti, sia ben chiaro. Ma semplicemente non mi sento di condividere questa scelta. Io avrei puntato su Demetrio Albertini. Ma vi immaginate un 40enne a capo dell’organismo del pallone? Forse avrebbe peccato di ingenuità, di inesperienza, sicuro. Ma sarebbe stata sicuramente una sterzata decisa verso il nuovo, il rinnovamento. La tanto odiata politica, che ho citato qualche riga fa, l’ha fatto: ha messo un quasi 40enne a capo del Governo. Circondato da ottuagenari attempati, certo, ma l’ha fatto. Abbiamo dato un segno chiaro e distintivo che qualcosa può cambiare. E il calcio, una delle aziende più importanti del paese (traducendo: molti soldi che girano) cosa fa? Si affida al 71enne Tavecchio, una vita passata a lavorare nel mondo del calcio e una carriera fatta di alti e bassi.

No, c’è qualcosa che non mi torna. Le società hanno deciso di appoggiare chi ha aizzato la polemica delle banane (SE NON VI RICORDATE L’ACCADUTO CLICCATE QUI PER RILEGGERE LA STORIA), chi ha fomentato razzismo, chi è lì seduto sulla poltrona da tempo. Va bene così, c’è poco da fare. Ora, però, caro Tavecchio si metta all’opera. Domenica ha annunciato diverse cose, quindi io ora da lei mi aspetto:

1) Che il ruolo di vice-presidente federale non vada in mano ad uno dei presidenti delle società (che si chiami Claudio Lotito, Giampaolo Pozzo o Pinco Pallo).

2) Che non si perseguano interessi individuali ma il bene di tutto il calcio italiano. Non abbiate paura che il cambiamento sia una perdita di potere, siete seduti sulla poltrona da diverso tempo.

3) Che ci sia massima attenzione ai settori giovanili, all’impiantistica sportiva e ai centri di formazione federale. Il top sarebbe obbligare le squadre a schierare giovani italiani come fatto dalla Germania nel 2004. In dieci anni si sono visti i risultati.

4) Che ci sia una chiara riforma dei campionati e delle regole di governance degli stessi.

5) Che l’Italia torni ad avere il ruolo che merita nel panorama internazionale, con un presidente che porti in Uefa e Fifa idee, progetti, innovazioni ben definite.

Sarò un sognatore, ma prima o poi spero che tutto ciò possa realizzarsi. Che poi ci sia Carlo Tavecchio alla presidenza della Figc o un’altra persona non mi interessa: perché non è l’IO che fa, ma il NOI. Vero?