Negli Stati Uniti è guerra dura tra i tatuatori e i produttori dei videogames. Questi ultimi sono colpevoli di riprodurre talmente bene i giocatori e gli sportivi da violare il copyright sui tatuaggi che questi hanno. Il produttore Electronic Arts nel gioco di arti marziali Ufc – appena uscito – ha creato alla perfezione Carlos Condit, ma non ha riprodotto il tatuaggio del leone sul petto. Non per una dimenticanza, ma per non incorre nell’ira funesta di chi quel tatuaggio lo aveva davvero impresso a fuoco sulla pelle dell’atleta.

Che poi è Chris Escobedo, che aveva già vinto una causa per violazione del diritto d’autore in merito a un gioco di un’altra software house, in cui Condit metteva in bella mostra la sua opera d’arte. Un caso analogo si è verificato con S. Victor Whitmill, che aveva raggiunto un accordo economico con Warner Bros, che aveva utilizzato senza permesso – nel film Una notte da leoni 2 – il suo tatuaggio maori realizzato per Mike Tyson.

D’ora in poi, insomma, le case produttrici di videogiochi dovranno stare molto più attente. Meglio non riprodurre proprio tutti i dettagli nelle simulazioni di calcio, basket, arti marziali. Ma attenzione, perché negli Stati Uniti si è acceso il dibattito pure su un’altra questione: la pelle umana deve essere sottoposta a copyright? Le produttrici di videogames tremano: come faranno a fare le loro simulazioni?