Due anni ‘più leggeri’ come ama definirli Tania Cagnotto, 2013 e 2014, subito dopo la cocente delusione dei Giochi di Londra. Due anni con la mente libera. Due anni in cui, però, ha raccolto tantissimo a tutti i livelli, sfiorando anche un titolo mondiale dal trampolino 1m, a Barcellona 2013, infilandosi in mezzo a due cinesi e facendo sognare.

Che sia il segreto della nuova Tania Cagnotto, la primatista europea di metalli pregiati conquistati da trampolini e piattaforme? Forse sì e sarà bene non dimenticarsi che con la testa ‘più libera’ si possono ottenere grandi risultati. Perché adesso comincia un altro biennio, quello che porterà ai Giochi di Rio de Janeiro 2016, passando per i Mondiali di Kazan 2015, con il ritorno all’antico programma, cioè con allenamenti più intensi.

Tania e lo sa e intanto ci fa un piccolo bilancio delle stagioni post Olimpiadi, rilassata, abbronzata, davanti a cappuccino e brioches al Biancolatte di Milano, per una colazione-intervista informale e alquanto divertente. Originale: “Sono molto contenta di come sono andati questi ultimi Europei, anche perché non ho fatto un anno di allenamenti intensi, insomma di programmazione fatta a pennello, e quindi sarebbe potuta andare molto, molto peggio. Negli ultimi dieci giorni prima delle gare sono riuscita a trovare una buona condizione e non è stato semplice, visto che non ho avuto a disposizione neanche la piscina al coperto la scorsa estate, perché è in ristrutturazione e dovrebbe essere pronta a novembre. Non sono riuscita ad allenarmi bene, avrò fatto tre sedute decenti in tre mesi… ; sì certo, poi agli Europei poteva anche andare meglio da tre metri, potevo conquistare tre ori, ho sbagliato proprio il mio tuffo preferito, ma se avessi fatto un pronostico prima, non mi sarei assegnata due ori e un argento, quindi… è andata benissimo!”.

Una Tania Cagnotto che non riesce a gestire un ampio vantaggio in una Finale europea da tre metri, dopo tre tuffi, come accaduto a Berlino 2014, è una Tania Cagnotto inedita. Solitamente, la bolzanina dava sempre il meglio di se negli ultimi due salti, specie quando c’era da rimontare. Quindi bisogna fare tesoro dell’esperienza tedesca: “Avevo una brutta sensazione prima dell’ultimo tuffo e guarda caso l’ho sbagliato. Dobbiamo capire bene cos’è successo, sì, non mi è mai capitato di trovarmi in questa situazione e sbagliare così. Ho notato che reagisco bene quando sono sotto pressione e devo fare un tuffo eccezionale; a Berlino, invece, mi bastava tuffo discreto, oltretutto il mio cavallo di battaglia, e invece, disastro! Non so, forse ho pensato troppo, mi sono venuti strani pensieri nella testa prima, tipo “ecco adesso sbaglio rincorsa”, insomma pensieri negativi. Resta da capire perché, forse un calo di tensione o di attenzione. O forse semplicemente è meglio per me arrivare all’ultimo salto con le spalle al muro! Invecchiando capitano cose nuove e devi imparare a gestirti diversamente”.

Due anni un po’ più leggeri sotto il profilo dell’intensità degli allenamenti, dicevamo. Utili. Molto utili. “Mi hanno lasciato tante sensazioni positive, ci volevano proprio: se li avessi presi troppo sul serio, ora non sarei pronta per nuovi allenamenti duri, quindi posso dire che la scelta è stata giusta, son convinta di aver fatto quel che dovevo. Ora dovrei avere di nuovo la carica positiva per tornare ad allenarmi più duramente. Ho liberato un po’ la mente, non è che mi son allenata, intendiamoci, sono sempre rimasta in piscina, ma appunto a livello di testa, fondamentale, l’ho presa più alla leggera. Ovvio, a Europei e Mondiali la tensione c’è sempre. Ma quando non sei al 100% della forma, non pretendi nemmeno troppo da te stessa. E forse questo mi ha aiutata. Sarebbe bello arrivare così anche ai prossimi Mondiali e alle prossime Olimpiadi, ma so che non sarà molto semplice… Da dicembre gli allenamenti saranno più intensi, la prima cosa che vorrei è qualificarmi per Rio 2016 attraverso la rassegna iridata, in modo da non dover arrivare all’ultima spiaggia, cioè alla Coppa del Mondo del febbraio 2016, che si disputerà anch’essa in Brasile, con l’acqua alla gola e l’obbligo di doversi presentare al massimo della condizione, perché quella è l’ultima spiaggia”.

Tania, ne abbiamo già parlato tante volte, da oltre un anno sta lavorando all’inserimento di un nuovo tuffo nel suo programma da tre metri, la gara individuale che disputerà per l’ultima volta alle Olimpiadi (nel synchro, sempre da tre metri, sarà ancora in coppia con Francesca Dallapè): si tratta di aumentare il numero di avvitamenti nel salto mortale e mezzo rovesciato (5337 il codice), portandoli a tre e mezzo, e alzando il coefficiente di difficoltà di 0.5 punti, davvero tanto. Se eseguito bene, chiaramente, questo tuffo potrebbe aprire nuovi orizzonti per Tania, anche perché al momento in poche atlete (straniere) ci stanno lavorando e non le cinesi (ma tra alcuni mesi, magari, scopriremo il contrario). “Sì per ora le cose vanno discretamente, ma tutto va verificato quando conta. A maggio l’ho provato, devo dire anche bene. È fattibile, se riuscissi ad eseguirlo bene in gara mi porterebbe molti più punti dell’avvitamento che ho adesso. Vedremo, a dicembre o gennaio tornerò a lavorarci con decisione. In questi ultimi due anni vorrei soprattutto divertirmi. Mi sono resa conto che comunque mi piace gareggiare, mi piace l’ambiente, ancora, vorrei riuscire ad arrivare a Rio e godermi l’atmosfera, persino la tensione in gara, perché saranno situazioni che poi non vivrò più e probabilmente mi mancheranno. Vorrei riuscire a godermela questa sensazione di adrenalina, in passato magari non l’ho vissuta bene, come a Londra, per esempio. Lì c’era una tensione talmente alta che si è trasformata in malessere. Vorrei gustarmi l’ultima Olimpiade, con la consapevolezza, certo, di aver fatto tutto il possibile, e poi come vada come deve andare. Peggio di Londra è impossibile, a meno che non arrivo ancora quarta a dieci centesimi, sarebbe proprio il colmo!“.

Già. Ma non c’è atleta al mondo, nei tuffi, che meriti un alloro olimpico più di lei. La rincorsa a Rio 2016 sta per partire.