Si conclude in maniera trionfale la splendida annata di successi del Barcellona di Luis Enrique che dopo aver conquistato il triplete fa poker di titoli aggiudicandosi anche la Supercoppa europea contro il Siviglia, vincitore dell’Europa League. Nella seconda finale spagnola consecutiva della competizione, agli andalusi sfugge ancora una volta la vittoria: ci avevano provato lo scorso anno col Real Madrid e in quest’occasione vengono sconfitti dal Barcellona per 5-4, ai supplementari, al culmine di un match davvero rocambolesco in cui è successo di tutto e che fa registrare il record di marcature, abbattendo il 6-1 della finale di andata del 1996 nella quale la Juventus aveva dominato il Paris Saint Germain.

Il festival delle punizioni. Match davvero al cardiopalma quello giocato al Boris Paichadze National Stadium di Tbilisi, in Georgia, che si è aperto con un festival dei calci di punizione, una gara dei piazzati tra Banega e Messi con il primo che già al 3′ infilava Ter Stegen con un colpo perfetto a scavalcare la barriera alla destra del portiere tedesco. La risposta del campione argentino era arrivata subito con un tiro di goniometrica precisione che ha tolto le proverbiali ragnatele dal sette della porta difesa da Beto, ancora incolpevole nella punizione calciata da Messi al 16′.

Super- Barça. Dopodiché la classe del fuoriclasse, e scusate il bisticcio, con la “10″, anche senza Neymar, (fermato dagli orecchioni) unita a quella degli Iniesta, dei Rakitic, dei Suarez etc l’ha fatta da padrona per tutto il corso del primo tempo, dettando tempi, ritmi e modalità di gioco. Una sola squadra in campo e bellissima da guardare, il Barcellona. I blaugrana chiudono i primi 45′ in vantaggio per 3-1, grazie a un’altra rete giunta sul finale del tempo ad opera di Rafinha. Nella ripresa i catalani non si fermano, trovando il quarto gol e la conseguente ipoteca sulla coppa con il Pistolero Suarez. Sembra che il Siviglia, avendo perso durante il mercato estivo uomini chiave come Bacca e Aleix Vidal (acquistato proprio dal Barcellona), non sia più lo stesso che abbiamo ammirato in campionato e, soprattutto, in Europa League.

Ritorno andaluso e risveglio catalano. Non è affatto così, e il primo ad accorgersene è lo stesso Barcellona, che su un vantaggio di tre reti ma con un’infinità ancora da giocare comincia a tirare i remi in barca. Luis Enrique cerca di preservare le sue stelle per altre notti d’agosto, e così piano spariscono dal terreno di gioco Iniesta, Mascherano, etc. Unai Emery invece è sempre lì, presente a bordo campo. Non smette un minuto di sbracciarsi, dare indicazioni, incoraggiare i suoi. Il Siviglia gioca in ripartenza spezzando sovente il giro palla dei catalani e quando al 57′ trova il gol del 2-4 con Reyes, ritrova anche spinta e coraggio. Il rigore provocato da Mathieu consente a Gameiro di accorciare ulteriormente le distanze. L’ingresso di Konoplyanka e Ciro Immobile, indiavolati, fanno il resto. I due confezionano assist (Immobile) e gol del pareggio (Konoplyanka) all’81′. Ai supplementari solo la classe superiore del Barcellona, tornato in partita dopo una buona mezzora di ingenuità mentale, e la ribattuta di Pedro ancora una volta su punizione di Messi, consentono ai blaugrana di chiudere definitivamente la partita e alzare la coppa per la quinta volta nella loro storia.