A mente fredda si ragione meglio. Così ci siamo presi un giorno di tempo per raccontare le sensazioni, più che la cronaca, lasciate dal Super Bowl XLVII, n.47 per chi non è avvezzo ai numeri romani, vinto dai Ravens sui 49ers, andato in scena domenica notte al Superdome di New Orleans.
Primo pensiero? I Baltimore Ravens sono sembrati una squadra in Missione, per Ray Lewis (foto by infophoto), ovviamente, all’ultimo match di una carriera vincente e di una vita vissuta sempre oltre il limite. Missione sì, ma non solo all’ultimo atto, bensì dall’inizio dei playoff: tutti pronti a scommettere che sarebbero arrivati magari anche alla finale di Conference, Championships nel Football NFL, ma non oltre. Perché così era sempre stato, al massimo, negli ultimi anni. I segnali della post season, però, andavano colti, perché quando il destino ti sceglie, devi semplicemente… lasciarti portare. E quindi, sebbene la maggior parte dei pronostici davano favoriti i 49ers nel Super Bowl, hanno vinto i Ravens perché così sembrava scritto.

Sia chiaro, non crediamo al destino, ma il modo in cui Baltimore ha sconfitto i lanciatissimi Denver Broncos di Peyton Manning, nei Divisional Playoffs, grazie all’incredibile touchdown di Jacoby Jones alla scadere dei tempi regolamentari (per conquistare la parità prima di agguantare la vittoria all’overtime) ci ha fatto pensare che sì, qualcuno dall’alto voleva regalare un’uscita da imperatore al linebacker dei Ravens, con una storia incredibile, e tipicamente americana, alle spalle. E che nessuno avrebbe potuto più fermare Baltimore.
Morale? Per le emozioni, il Super Bowl XLVII si è rivelato uno dei più belli mai visti: si fosse completata la rimonta dei San Francisco 49ers probabilmente saremmo qui a celebrare la miglior partita di NFL di sempre.  Tecnicamente, ci ha detto che i Ravens saranno anche famosi per la loro difesa, ma nei playoff 2013 hanno vinto grazie al loro attacco; i 49ers hanno fatto muovere poco Kaepernick con la palla in mano e soprattutto devono imparare a partire bene in una partita dei playoff, perché non sempre il miracolo, arrivato contro Atlanta nel Championship, si materializza due volte. In tutto questo, il black-out che ha fatto diventare il Super Bowl XLVII il più lungo della storia, ha aggiunto solo un po’ di “pepe” in più a un evento che resta unico nel suo genere.