Uno è star assoluta che incredibilmente fa discutere i critici; l’altro è l’anti divo per eccellenza. Da quarterback a quarterback, da Peyton Manning, di cui abbiamo già parlato, al suo avversario di domenica notte.

Un estate e mezzo fa, dopo il Draft 2012, gli occhi di tutti gli addetti ai lavori erano puntati su Andrew Luck e RGIII, prima e seconda scelta assoluta rispettivamente di Indianapolis Colts e Washington Redskins, rivelatisi poi entrambi assolutamente all’altezza della situazione. Il secondo venne eletto matricola dell’anno al termine della stagione 2012-2013, quando il suo infortunio al ginocchio nel match di Wild Card (primo turno playoff) consentì a un ragazzo di 24 anni, al primo anno pure lui, ex giocatore di baseball, ma scelto molto, molto più indietro e poco considerato da quasi tutti, di portare la sua squadra al 2° turno playoff dopo un’annata a dir poco straordinaria: quel ragazzo, la vera sorpresa dell’annata, era ed è Russell Wilson, qb che dopodomani si giocherà a soli 25 anni il primo Super Bowl della sua storia e il secondo dei Seattle Seahawks, il n. XLVIII in assoluto.

Tutto sembrerebbe, tranne che una superstar.

Richmond, primi anni 90: a casa Wilson, papà Harrison e mamma Tammy danno a Russell, Anna e Harrison IV un’infanzia stimolante, infondendo in loro la passione sia per lo sport che per lo studio. Il padre è stato una figura chiave nella sua crescita, come spesso Russell racconta: “Mi ha sempre detto di stare calmo nei momenti difficili, di continuare a credere in me stesso, qualunque siano le variabili esterne”. I primi passi da giocatore di football Russell li muove alla Collegiate High School, nei sobborghi di Richmond in Virginia. L’altezza e il fisico, non certo statuario, – ora Russell è alto 1,80 m e pesa 93 kg – per lui non sono mai stati un problema. L’amore per il football portò immediatamente a risultati eccellenti, consentendogli di ottenere il Richmond Times Player of the Year, e di collezionare in due anni 74 td pass e 15 td su corse, con l’onore di essere menzionato perfino da Sport Illustrated per la sua performance alla finale del campionato statale, partita ovviamente vinta dalla squadra di Russell.

Al termine dell’high school, come molti diciottenni americani, Russell ricevette diverse proposte per entrare al college e decise di accettare l’offerta di North Carolina State, scartando le avances di Duke. In tre stagioni con la maglia dei Wolfpack mette a segno 76 td pass con soli 26 intercetti e 17 td su corsa, correndo più di 1000 yards totali. E nel frattempo si laureò in Scienze della Comunicazione, con un Master ad indirizzo economico. Purtroppo la vita lo mise a dura prova il 9 giugno 2010, giorno in cui papà Harrison Benjamin morì in seguito alle complicanze del diabete che lo affliggeva da anni; fu un duro colpo per Russell, ma lui reagì proprio come il padre gli insegno’ per tutta la sua vita.

Quasi per rendergli omaggio, dopo i tre anni a NC State, Wilson decise di provare l’avventura con il baseball, la grande passione di papà, e venne scelto dai Colorado Rockies al quarto giro del Draft MLB 2010. I Rockies lo parcheggiano nei Tri-City Dust Devils, un team delle minors affiliato alla franchigia di Denver, in cui giocò alla grande come seconda base. L’anno successivo mise a segno il suo record personale di 3 home runs. Ma il richiamo della palla ovale era troppo insistente, così Russell decise di inseguire il sogno di giocare nella NFL e per farlo accettò la chiamata di coach Bret Bielema di Wisconsin University. In quella stagione a Madison, Russell e i Badgers ottennero un record di 10-3.

Al termine di quella stagione Wilson si dichiarò eleggibile per il draft NFL. I giudizi alle varie combine e mock draft erano sempre gli stessi: “Ha una buona visione di gioco, un buon braccio, ma è troppo basso”. Meno duro fu Jon Gruden: “L’unico lato negativo è la sua altezza; se fosse 1,90m e mettesse a segno gli stessi numeri, probabilmente sarebbe la prima scelta assoluta”. Wilson venne scelto al terzo giro al draft 2012, e alla chiamata numero 75 i Seahawks gli diedero una chance, che Russell ovviamente sfruttò al meglio, riuscendo a superare la concorrenza di QB avanti nelle gerarchie di squadra come Matt Flynn e Tavaris Jackson. Il 26 agosto 2012, al termine della preseason, venne ufficialmente nominato QB titolare, concludendo quella magica stagione con l’approdo ai playoff e la bruciante sconfitta nel Divisional Playoffs contro gli Atlanta Falcons.

Il ruolo di Wilson nella cavalcata dei Seahawks al Super Bowl è stato semplicemente fondamentale: 26 td pass, solo 9 intercetti, un passer rating di 101.2, diventando il primo QB nell’era moderna a viaggiare con un rating superiore a 100 nelle prime due stagioni tra i pro. Un altro dato che ci fa capire quanto Russell sia l’antitesi delle superstars è quanto guadagna: in questa stagione Wilson è stato pagato 527.000 dollari, circa il 6% di quanto incassa Drew Brees e circa il 3% del rivale il 2 febbraio al MetLife Stadium, Sua Maestá Peyton Manning.

La vita da professionista non lo ha distolto Russell dagli obiettivi della vita privata: è sposato con la fidanzata storica, conosciuta ai tempi dell’high school, Ashton Meem; inoltre spende moltissimo tempo nelle associazioni di volontariato di cui è membro attivo, tra cui quella coinvolta nel reparto di pediatria del Seattle Hospital e la Charles Ray III Diabetes Association, un modo per restare sempre vicino al padre.

La “condanna” di Peyton Manning

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La presentazione della partita.

Ecco il tabellone playoff con i risultati.

Un’occhiata alla Regular Season!

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I pronostici di Leonardo a inizio stagione: AFC