La ghigliottina della Football Association si è abbattuta sulla testa di Luis Suarez (foto by InfoPhoto), il turbolento attaccante uruguaiano del Liverpool che, durante l’ultimo match contro il Chelsea, si era reso colpevole di un gesto alla Mike Tyson: un mozzico ferino al braccio destro del difensore serbo. Le scuse pubbliche del giocatore e la multa che lo stesso Liverpool gli aveva appioppato non sono servite a intenerire la FA, che non si è limitata alle tre giornate di squalifica generalmente accordate in caso di condotta violenta: saranno infatti dieci le giornate che l’uruguaiano sarà costretto a saltare a causa del suo folle comportamento.

Sia Suarez che il Liverpool si sono dichiarati “choccati” dalla decisione draconiana della federazione inglese, che toglierà di mezzo l’attaccante per tutto il resto della presente stagione e per ben sei giornate della prossima. D’altra parte, se consideriamo i precedenti di Suarez, c’è ben poco di cui meravigliarsi. Ai tempi dell’Ajax fu squalificato per sette giornate a causa di un altro morso, questa volta ai danni della spalla di Otman Bakkal del PSV Eindhoven. E poi la celeberrima sospensione per otto turni per le ingiurie razziste a Patrice Evra, nel dicembre del 2011, con tutto ciò che ne conseguì. Più che da giudice sportivo, la materia inizia a farsi interessante anche per uno psichiatra. La Juve ci pensi bene. Anche se, a dire il vero, in Italia abbiamo già avuto la nostra dose di attaccanti di nome Luis con il vizio di azzannare gli avversari (vedasi il morso al parastinco che Luis Oliveira rifilò a Dejan Savicevic in un Milan-Cagliari di 18 anni fa).