Il derby della Mole di sabato sera ha dato due indiscutibili conferme. La prima: appannata e spuntata quanto vuoi, la Juventus rimane la miglior squadra del campionato e, in contumacia di avversari credibili fino in fondo, rimane l’unica candidata sensata alle primarie del calcio italiano. La seconda: indipendentemente dal colore e dall’appartenenza politica (e qui si potrebbe aprire un lungo dibattito sul bizzarro motivo per cui una tifoseria debba acquartierarsi in un determinato schieramento), e senza voler generalizzare, le curve degli stadi italiani sono popolate da microcefali; e lo striscione esposto dalla quella bianconera (“Noi di Torino orgoglio e vanto, voi solo uno schianto”), che fa scopa con quello che la Curva Sud milanista ha dedicato a Gianluca Pessotto in occasione di Milan-Juventus, ne è soltanto il degno derivato.

Voglio smarcarmi immediatamente da ogni accusa di moralismo. Sono fermamente convinto che sia possibile, forse persino doveroso, scherzare su ogni cosa; perché ogni storia è potenzialmente tragica, compresa la nostra, e la grande funzione sociale dell’umorismo è proprio quella di consentirci di ridere della morte, regalandoci l’illusione, tragica anch’essa, di poterla così fregare. Alcuni dei più grandi geni comici dell’epoca contemporanea – da Charlie Chaplin ai Monty Phyton – hanno trovato la loro più alta realizzazione artistica ridendo di ciò di cui fino al quel momento sembrava impensabile ridere, che fosse il nazismo o la crocifissione di Cristo. Il punto è che tra maneggiare un coltello e operare a cuore aperto esiste una serie di passaggi intermedi di una certa rilevanza. Non tutti sanno dosare parole e toni in modo da risultare divertenti senza ferire o insultare. Quello striscione non è divertente, né satirico, né dissacrante: è un’idiozia e basta.

In questo quadro, bene ha fatto Andrea Agnelli a stigmatizzarlo senza possibilità di smentita.

Sono assolutamente da condannare quegli striscioni che vengono generalmente esposti in tutti gli stadi italiani e che contengono insulti gratuiti. La supremazia del tifo non si manifesta ricordando le tragedie altrui perché le tragedie non hanno fede”.

Una condanna di rito, se vogliamo, ma meno scontata di quel che si possa pensare, visto che proviene da un presidente che, da quando si è insediato, ha deciso di rivolgersi quasi esclusivamente al nucleo di ferro e nichel della juventinità, con un linguaggio da trincea che certo non ha contribuito alla pacificazione del nostro turbolento calcio.