Da bene bene, a male male, a male in peggio. Il cursum honorum di Andrea Stramaccioni volge al grigio plumbeo e, se le cose non inizieranno a svoltare in tempi rapidissimi, presto potrebbe diventare della stessa cromia delle ultime fumate vaticane. A sentire Christian Chivu, veterano nerazzurro, il vero problema dell’Inter è la mancanza di gioco: non un attacco frontale al giovane tecnico, come qualcuno vorrebbe far credere, ma nemmeno un complimento.

All’Inter, si sa, i pareri dei senatori contano parecchio, e se qualcuno di loro comincia ad alzare un sopracciglio in segno di perplessità nei confronti del lavoro dell’allenatore, allora è meglio che questo inizi a guardarsi le spalle. E, in effetti, se Stramaccioni lo facesse in questo momento, probabilmente ci troverebbe un Moratti con un tic nervoso all’occhio destro e una margherita delle dimensioni di un fiore di zucca stretta nel pugno. Ovvero: allarme rosso. Il presidente, in effetti, ha già iniziato a dare segni di impazienza. Le dichiarazioni di lunedì, dopo la sconfitta contro il Bologna, sono un classico esempio di Eufemismo à la Moratti:

Branca ha detto che l’anno prossimo ci saranno sia lui che Stramaccioni? Sì, ma ha anche aggiunto che decido io, e in questo mi trova molto d’accordo. Ci penso ogni giorno per vedere cosa fare: per conto mio, diciamo che mi sta bene così, ma con risultati diversi”.

Scremando il concetto dalle garbate circonlocuzioni morattiane, quel che resta è: “O si arriva terzi o li caccio entrambi”.

Non a caso, stanno già iniziando a circolare le prime voci sui possibili sostituti: Leonardo dietro la scrivania (ipotesi già smentita da più parti), i vari Mihajlovic, Mazzarri, Lucescu, Blanc, Zenga e addirittura Di Matteo (?!) in panchina. Saltato il sogno proibito Simeone, che ha già rinnovato con l’Atletico Madrid fino al 2017, e scartando le idee folkloristiche – come quella dell’ex tecnico del Chelsea, appunto – rimane un gruppuscolo di vecchie conoscenze nerazzurre, chi in un ruolo e chi in un altro, più Walter Mazzarri. L’allenatore toscano è in uscita da Napoli e rappresenterebbe probabilmente la soluzione di più sicuro affidamento, visto che non sbaglia praticamente mai una stagione. Lati negativi: il suo gioco certo non seduce ed è abituato a lavorare con un ristretto numero di giocatori, condizione che difficilmente si può riproporre in un grande club che lotta su più fronti. Zenga, Mihajlovic e Blanc hanno indiscutibilmente cuore nerazzurro (suvvia, più i primi due che il terzo), ma i loro risultati in panchina non brillano particolarmente e da un punto di vista caratteriale non sembrano i più indicati a gestire un periodo di transizione.

E così, vai a vedere che l’idea più stuzzicante è quella che vorrebbe il ritorno di Mircea Lucescu sulla panchina che già era stata sua, anche se per poche partite, una quindicina di anni fa. Il romeno è il principale artefice del boom dello Shaktar Donetsk, club ucraino che sta conducendo al settimo titolo nazionale in nove anni (19 vittorie in 20 gare, direi un discreto score) e che ha portato a vincere la Coppa UEFA del 2009, introducendolo a pieno titolo nell’alta borghesia calcistica d’Europa (anche in virtù di un budget mica male). È preparato, esperto, le sue squadre giocano un ottimo calcio, sa lavorare bene coi giovani e ha dato numerose dimostrazioni di come sappia pescare bene nel mercato degli sconosciuti. Il problema è che la vecchia volpe di Lucescu non piace solo all’Inter: sul suo tavolo è appena arrivata un’offerta per tre anni da parte del PSG, che a giugno si libererà di Ancelotti. Se Moratti lo vuole, allora farebbe bene a muoversi presto e subito.