Hai voglia a parlare di complotti, come fanno Moratti e Bonolis (e una nutrita congerie di tifosame), o di semplici errori a ripetizione, come fa Andrea Stramaccioni (foto by InfoPhoto), quando ti accorgi che l’Inter, sconfitta ieri dal Cagliari sul neutro di Trieste, nel solo 2013 si è fatta dare 11 punti dai rossoblu – che, con tutto il rispetto per l’eccellente lavoro di Lopez e Pulga, non sono esattamente il Real Madrid. 15 punti nelle ultime 14 giornate, 23 nelle 21 giornate che hanno seguito il sacco di Torino: non sono nemmeno medie da lotta per la salvezza, ma da retrocessione anticipata.

Nonostante le attenuanti per il giovane tecnico nerazzurro non manchino e siano tutt’altro che generiche – vedasi rosa inadeguata, mercato dilettantesco e infortuni a catena (a proposito, anche Nagatomo e Gargano rischiano di aver già chiuso la stagione) – è evidente che anche il suo lavoro debba essere messo in discussione. La squadra sarà anche mediocre in termini assoluti, e lo è, ma ciò non giustifica un rendimento da Pescara o Ancona dei bei tempi andati. E se il terzo posto è ormai un obiettivo inimmaginabile, l’Inter non può permettersi di lasciarsi sfuggire anche l’Europa minore. Per questo motivo, la sensazione è che il destino di Stramaccioni sia appeso al ritorno della semifinale di Coppa Italia di mercoledì prossimo contro la Roma. I nerazzurri devono rimontare il 2-1 dell’Olimpico: un risultato non troppo penalizzante sulla carta, ma che sul campo assume le sembianze di una cordigliera da scalare senza equipaggiamento. In caso di eliminazione, Moratti potrebbe decidere di anticipare quanto è già stato deciso per giugno, ovvero l’allontanamento del Guardiola nato di sette mesi; e sarebbe sadico, per il povero Stramaccioni, se a dargli il colpo di grazia fosse proprio la sua Roma.