A dieci mesi dalla strage di Port Said, la Federcalcio egiziana ha annunciato che la Premier League, il campionato di calcio nazionale, riprenderà il prossimo 15 dicembre, dopo il tentativo andato a vuoto dello scorso settembre a causa perlopiù delle proteste della tifoseria dell’Al-Ahly, direttamente coinvolta nella tragedia. La decisione è stata presa di comune accordo con i club e senza il coinvolgimento del governo, che comunque aveva posto la questione sicurezza sotto il controllo di alcuni ministri.

Lo scorso febbraio, allo stadio di Port Said si verificò una delle più gravi tragedie che abbiano mai colpito il mondo dello sport: 74 persone rimasero uccise e un altro migliaio ferite in seguito ai violentissimi scontri tra i tifosi della squadra di casa, l’Al-Masry, e quelli dell’Al Ahly del Cairo. Gli scontri iniziarono quando gli ultra dell’Al-Masry invasero il campo per aggredire i giocatori della squadra avversaria, poi tratti in salvo da elicotteri inviati dall’esercito. In realtà, come emerso in seguito, non si era trattato di un episodio ascrivibile semplicemente alla follia degli hooligan, ma un effetto collaterale e probabilmente preordinato delle violenze di piazza e delle lotte intestine che avevano dilaniato il paese nell’ultimo periodo del regime di Hosni Mubarak.

Ora, quasi un anno più tardi (e, ironicamente, all’indomani dei vergognosi fatti di Campo de’ Fiori), la situazione si è finalmente normalizzata.